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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6573/2023 del 16/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione domiciliare subita dall'1/12/2009 al 16/2/2010 in relazione a indagini per reati di corruzione e abuso d'ufficio; il ricorrente era stato poi assolto con sentenza irrevocabile del 19/12/2016 (irrevocabile il 5/9/2017). La Corte d'appello aveva rigettato l'istanza ritenendo che Amoruso avesse concorso a dare causa alla misura cautelare mediante comportamenti gravemente colposi o comunque idonei a creare la falsa apparenza di una condotta illecita, in particolare per ripetuti rapporti e una 'intesa' con l'imprenditore Labellarte (pluripregiudicato collegato al clan Parisi-Stramaglia), organizzazione di incontri e contatti volti a favorire l'impresa UNIEDIL s.r.l., consegna di documentazione comunale, ritardi e interventi nell'iter amministrativo e conversazioni intercettate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'ordinanza della Corte d'appello è logicamente motivata e che le condotte del ricorrente integrano elementi di colpa grave o comunque di causa sinergica dell'adozione della misura cautelare. La Cassazione ha ribadito i criteri di valutazione del giudice della riparazione (autonomia del giudizio rispetto al processo di cognizione; valutazione 'ex ante' dell'idoneità delle condotte a ingenerare il convincimento dell'autorità giudiziaria) e ha precisato che, pur non potendo riqualificare fatti esclusi in sede di cognizione, il giudice della riparazione può considerare comportamenti anche penalmente irrilevanti ove idonei a determinare l'adozione della misura. Ha altresì osservato che, sebbene alcune considerazioni sulla reticenza in interrogatorio non possano più rilevare dopo la modifica normativa del 2021, il rigetto rimane sorretto da sufficiente motivazione.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave

    Stabilisce il diritto all'equa riparazione salvo che l'interessato abbia dato causa, per dolo o colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare; la Corte ha applicato questo principio per escludere l'indennizzo sulla base di condotte ritenute idonee a determinare la misura.

  • art. 43 cod. pen.

    Definisce la nozione di colpa: la colpa grave, rilevante ai fini del diniego dell'indennizzo, è una condotta caratterizzata da macroscopica negligenza, imprudenza o inosservanza di norme che poteva prevedibilmente determinare l'intervento dell'autorità giudiziaria.

  • art. 64, comma 3, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma sull'esercizio della facoltà difensiva in fase di interrogatorio; la sentenza osserva che, dopo la modifica dell'art. 314 del 2021, l'esercizio di tale facoltà non può essere considerato comportamento ostativo al diritto alla riparazione.

  • art. 315, art. 646 e art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamati per delimitare il sindacato di Cassazione sulle decisioni di riparazione: il controllo di legittimità è limitato alla congruità e logicità della motivazione e non può riaprire il merito dei fatti giudicati in sede di merito.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (esempi citati)

    Richiami a precedenti (Sez. Unite n.43/1995; Sez. 4 n.43302/2008; Sez. U n.51779/2013; altre pronunce) per i principi: distinzione tra dolo e colpa grave, autonomia del giudizio di riparazione, valutazione ex ante dell'idoneità delle condotte a ingenerare il convincimento dell'autorità giudiziaria e possibilità di escludere l'indennizzo per 'frequentazioni ambigue' se oggettivamente interpretabili come indizi di complicità.

Massime di principio

  • Il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione è escluso se l'interessato ha dato causa, per dolo o per colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare.
  • Il giudice della riparazione esercita un giudizio autonomo rispetto al processo di cognizione: può rivalutare atti e comportamenti non per accertare la responsabilità penale ma per verificare se essi, ex ante, potevano indurre l'autorità a disporre o mantenere la misura.
  • Frequentazioni ambigue, incontri organizzati, contatti finalizzati a favorire un privato e atti amministrativi posti in essere in favore di soggetti notoriamente collegati a contesti criminali possono essere valutati come elementi idonei a escludere l'indennizzo, anche se non costituiscono di per sé reato.
  • La difesa in casi analoghi deve documentare tempestivamente la legittimità dei rapporti (es. finalità istituzionali, deleghe, modalità formali delle comunicazioni) e provare l'assenza di conoscenza di eventuali legami criminali dell'altra parte, per contrastare la ricostruzione di una condotta che abbia creato l'apparenza di illiceità.
  • In sede di Cassazione il sindacato è limitato alla verifica di logicità e congruità della motivazione della Corte d'appello: non è ammessa una nuova valutazione di merito degli elementi probatori salvo errori logico-motivazionali evidenti.
  • A seguito della modifica normativa del 2021, l'esercizio della facoltà di difesa (per esempio il diritto al silenzio/interrogatorio) non può più essere considerato in sé come elemento ostativo al riconoscimento dell'indennizzo.

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