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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34856/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Laurendi ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva respinto il suo reclamo avverso il decreto ministeriale di proroga del regime detentivo speciale previsto dall'art. 41-bis. Il ricorrente deduceva: 1) eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 41-bis, comma 2-quinquies, per violazione del principio del giudice naturale e di garanzie costituzionali e convenzionali; 2) violazione di legge e carenza motivazionale nella ricostruzione dei presupposti per la proroga del regime differenziato (sosteneva inesattezze nei rilievi del decreto applicativo, la mancata considerazione della subordinazione rispetto alla cosca Alvaro, e il fatto che i capi della cosca siano detenuti in regime ordinario); 3) mancanza di motivazione e richiesta di annullamento del provvedimento impugnato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 41-bis nella parte in cui attribuisce al Ministro della Giustizia la competenza ad adottare o prorogare il regime, richiamando precedenti giurisprudenziali e la possibilità di sindacato da parte del giudice ordinario. Sul merito ha ricordato la limitazione del sindacato in sede di cassazione (comma 2-sexies): il controllo è riservato a violazioni di legge e alla mancanza di motivazione intesa come assoluta carenza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse adeguatamente motivato la proroga fondandola sulla qualità di promotore/organizzatore attribuita a Laurendi, sulla perdurante operatività del clan, sull'assenza di elementi di dissociazione e sui recenti illeciti disciplinari. Le censure del difensore sono state considerate generiche e in realtà dirette a una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 41-bis ord. pen. (comma 2-bis)

    i provvedimenti applicativi del regime di detenzione differenziato sono prorogabili nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni... il mero decorso del tempo non costituisce, di per se, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l'associazione o dimostrare il venir meno dell'operatività della stessa

    La Corte ricorda che la norma fissa i criteri per la proroga: valutazione della capacità del detenuto di mantenere contatti, ruolo nel sodalizio, perdurante operatività del gruppo, nuove incriminazioni, esiti del trattamento penitenziario e tenore di vita dei familiari; inoltre il solo decorso del tempo non basta a escludere la pericolosità.

  • art. 41-bis ord. pen. (comma 2-sexies)

    il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, il Procuratore generale presso la Corte d'appello, il detenuto, l'internato o il difensore possono proporre ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza per violazione di legge

    Limita il sindacato della Corte di Cassazione alle violazioni di legge e alla mancanza di motivazione intesa come assoluta carenza logica; esclude la rinnovazione del giudizio di merito sui fatti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di rifondere le spese quando il ricorso risulti infondato; qui applicato in caso di rigetto del ricorso di Laurendi.

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale

    richiamo a Sez. 1, n. 29143 del 22/06/2020 (Libri) e alla sentenza della Corte costituzionale n. 349 del 1993

    La Corte utilizza precedenti per confermare la legittimità del procedimento di sindacato sul provvedimento ministeriale e per motivare la correttezza del riparto di competenze e del controllo giudiziario sui provvedimenti 41-bis.

Massime di principio

  • Il sindacato in Cassazione sui provvedimenti di proroga 41-bis è limitato a violazioni di legge e a vizi gravi di motivazione: non è consentita la rinnovazione del fatto o una rivalutazione del merito.
  • Le prerogative del Ministro della Giustizia di adottare o prorogare il 41-bis sono ritenute compatibili con la Costituzione, purché il provvedimento sia motivato e sindacabile dal giudice ordinario.
  • Per la proroga del 41-bis è determinante la valutazione complessiva degli elementi indicati dall'art. 41-bis (ruolo nel sodalizio, perdurante operatività del clan, eventuali nuove incriminazioni, comportamento in carcere, situazione familiare); il mero decorso del tempo non è sufficiente a escludere la capacità di mantenere contatti con l'associazione.
  • Le inesattezze formali o contestazioni su singoli dettagli del decreto applicativo non comportano, di per sé, l'annullamento se il provvedimento nel suo complesso risulta coerente e logicamente motivato.
  • Fatti nuovi, comportamenti intramurari negativi (es. illeciti disciplinari) e l'assenza di segnali di dissociazione aggravano la valutazione di pericolosità sociale e rafforzano la legittimità della proroga.
  • Per impugnare con successo una proroga 41-bis è necessario dimostrare concretamente che la motivazione del provvedimento è mancante dei requisiti minimi di logicità e completezza, e non limitarsi a chiedere una diversa valutazione dei fatti.
  • Il rigetto del ricorso può comportare condanna alle spese processuali; quindi le impugnazioni infondate possono avere conseguenze economiche per il ricorrente.

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