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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33487/2026 del 14/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva affermato la sua responsabilità per emissioni moleste provenienti dal locale commerciale da lei gestito. Il primo motivo denunciava violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al giudizio di responsabilità. La ricorrente contestava, in particolare, la valutazione della documentazione relativa all'acquisto di filtri a carboni attivi; la Corte ha rilevato che tale documentazione era successiva al primo sopralluogo, nel quale erano state accertate emissioni superiori alla normale soglia di tollerabilità, e che le emissioni erano persistite anche dopo l'installazione dei presidi. Il secondo motivo riguardava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; la ricorrente censurava la valutazione negativa compiuta dai giudici di merito. Il terzo motivo denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto riproduttivo di censure già esaminate e respinte dalla Corte di appello, oltre che privo di specifica critica agli argomenti della sentenza impugnata. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: la valutazione globale del fatto escludeva la particolare tenuità, considerando sia le emissioni moleste provenienti dal locale sia l'occupazione, protratta per un tempo prolungato, di una porzione assai consistente di suolo pubblico. Il terzo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché il diniego delle attenuanti generiche era stato adeguatamente motivato mediante il riferimento al ragguardevole disvalore complessivo del fatto; tale valutazione discrezionale non era censurabile in sede di legittimità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto deve essere valutata globalmente; nel caso concreto è stata esclusa considerando congiuntamente la protratta emissione di odori molesti e l'occupazione di una porzione assai consistente di suolo pubblico.

  • art. 606 c.p.p.

    Il ricorso è stato esaminato rispetto alle dedotte violazioni di legge e ai vizi di motivazione; le censure prive di specifica critica alla motivazione impugnata e quelle manifestamente infondate non superano il vaglio di ammissibilità.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando riproduce censure già esaminate e disattese dal giudice di merito senza confrontarsi specificamente con gli argomenti posti a fondamento della decisione impugnata.
  • La particolare tenuità del fatto deve essere esclusa mediante una valutazione complessiva dell'offesa e delle modalità della condotta; possono assumere rilievo congiunto la protrazione delle emissioni moleste e l'occupazione protratta di una porzione consistente di suolo pubblico.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche, adeguatamente motivato sul ragguardevole disvalore complessivo del fatto, costituisce esercizio di una valutazione discrezionale non censurabile in cassazione se sorretta da motivazione non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieMinacceImpugnazioniCause di non punibilitàCircostanze del reato
RamiDelitti contro la personaProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

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