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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18700/2023 del 04/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Torino (30/11/2021) che, in parziale riforma del giudizio di primo grado, ha riqualificato e rideterminato le pene: Trompino viene contestato per reati riconducibili agli artt. 624 e 625 c.p. (furto aggravato in relazione a centraline sottratte), Onida viene ritenuto concorrente in reati poi qualificati come riciclaggio per alcuni mezzi, Laforet è condannata per ricettazione in relazione a beni asportati unitamente a familiari, Zanatta è stato ritenuto responsabile di ricettazione/riciclaggio per cessioni di veicoli rubati. I motivi di ricorso sostengono vizi di motivazione, carenza della prova del concorso o dell'elemento soggettivo, errata esclusione o negazione di attenuanti come la particolare tenuità, e contestano la qualificazione giuridica di taluni fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la motivazione della Corte d'Appello, sottolineando che il sindacato di legittimità non può trasformarsi in un nuovo giudizio di merito o in una rinnovata valutazione del compendio probatorio. Per ciascun ricorrente la Corte ha motivato specificamente il rigetto: per Trompino la censura sull'aggravante dell'esposizione a pubblica fede è considerata generica e comunque irrilevante sul piano sanzionatorio; per Onida la partecipazione materiale è ritenuta dimostrata dalla attività svolta nei giorni successivi e dalla collaborazione stabile con il gruppo; per Laforet la consapevolezza della provenienza furtiva è desumibile dalla condotta e dal contesto; per Zanatta la negazione della tenuità è fondata sulla pluralità di consegne, sull'uso di intermediari e sul valore dei pezzi. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 codice penale

    Richiamato come norma pertinente ai reati connessi alla gestione e al possesso di beni di provenienza illecita; la Corte ha ritenuto che le condotte rientrassero nella gamma di fattispecie valutate nel quadro del gruppo criminoso

  • art. 625 codice penale, nn. 2 e 7

    Richiamato per la qualificazione di furto aggravato. L'aggravante relativa all'esposizione a pubblica fede è stata discussa ma ritenuta non decisiva ai fini del trattamento sanzionatorio complessivo

  • art. 648 codice penale

    Richiamato per la qualificazione di ricettazione; la Corte ha ritenuto provata la consapevolezza della provenienza illecita dei beni in più casi

  • art. 81 codice penale

    Utilizzato per la disciplina dell'unificazione delle pene per continuazione tra reati riconosciuti ai medesimi imputati

  • Legge 20 febbraio 2006 n.46

    Richiamata per riaffermare il principio che la Corte di legittimità è giudice della motivazione e non può sostituirsi al giudice del fatto nell'esame del compendio probatorio

  • D.L. n.162 del 2022, convertito in L. n.199 del 2022; D.lgs. n.150 del 2022 (cd. riforma Cartabia)

    Citate in relazione alla modifica del regime di procedibilità di taluni reati contro il patrimonio, con estensione del meccanismo della procedibilità a querela; la Corte osserva che la modifica normativa non incide sull'inammissibilità del ricorso pendente in Cassazione

  • Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015 (Rv. 262965)

    Giurisprudenza richiamata per precisare i limiti del sindacato di legittimità in tema di motivazione: non sono ammesse censure che chiedano una diversa valutazione del materiale probatorio se non sussistono vizi di motivazione formale come mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà

  • Sez. Un. n. 40150 del 21/06/2018 (Salatino)

    Richiamata in relazione alle condizioni di procedibilità modificate da normativa sopravvenuta, affermando che l'inammissibilità del ricorso esclude la necessità di dar corso agli avvisi per l'esercizio della querela nei giudizi pendenti

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è giudice della motivazione: può censurare solo la mancanza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione e non può rivedere i fatti né sostituirsi al giudice del merito nella valutazione del materiale probatorio
  • Le doglianze che si limitano a proporre una diversa lettura delle prove o a mettere in dubbio la persuasività della motivazione sono inammissibili in cassazione
  • La riqualificazione giuridica dei fatti da parte del giudice del merito è legittima se supportata da adeguata motivazione; la diversa qualificazione deve essere giudicata nella prospettiva della congruità esplicativa dei fatti emersi
  • La partecipazione continuativa o la collaborazione stabile a un'attività illecita può essere valutata cumulativamente anche se le condotte si sviluppano su più giorni, e ciò può giustificare una qualificazione come concorso materiale
  • La prova della consapevolezza della provenienza illecita (elemento soggettivo della ricettazione) può essere desunta dal contesto fattuale, dalla condotta congiunta dei partecipanti e da circostanze oggettive che rendono evidente l'origine furtiva dei beni
  • La valutazione dell'attenuante della particolare tenuità richiede un esame complessivo della condotta, del numero di episodi, del ruolo svolto e del valore degli oggetti: pluralità di consegne e uso di intermediari possono escluderla
  • Le modifiche legislative che incidono sul regime di procedibilità (es. estensione della querela) non alterano automaticamente l'ammissibilità dei ricorsi pendenti in Cassazione; la giurisprudenza richiede criteri specifici per la gestione di casi pendenti

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