Cassazione Penale, Sentenza n. 37625/2025 del 18/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che aveva rigettato la sua richiesta di riparazione ex art. 314 c.p.p. per ingiusta detenzione. Frison era stato arrestato il 26/03/2018 per furto aggravato e sottoposto a domiciliari per due giorni; in seguito convalida e misure non custodiali. Il Tribunale lo aveva condannato, ma la Corte d'appello, con sentenza dell'08/07/2022 (divenuta irrevocabile il 06/02/2023), ha escluso le aggravanti e ha dichiarato la non procedibilità per difetto di querela. Il giudice della riparazione aveva negato l'indennizzo ritenendo che la condotta del ricorrente (la materialità del furto, ammessa in fase di convalida) costituisse ostacolo al riconoscimento dell'equa riparazione. In cassazione si denunciava errata applicazione/interpretazione dell'art. 314 c.p.p., omessa e illogica motivazione rispetto agli artt. 624 c.p., 274 e 280 c.p.p., e si sosteneva che l'assenza delle condizioni di procedibilità sussisteva sin dall'intervento della P.G.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando alla Corte d'Appello di Bari per un nuovo giudizio. La Corte ha osservato che la dichiarazione di improcedibilità per difetto di querela può integrare ipotesi di ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p., comma 2, quando da una decisione irrevocabile risulti l'insussistenza originaria delle condizioni di applicabilità della misura. Tuttavia va escluso il diritto all'indennizzo se il detenuto ha dato o contribuito a dare causa alla custodia cautelare con dolo o colpa grave, salvo che l'insussistenza 'ab origine' risulti dai medesimi elementi che erano stati posti all'attenzione del giudice cautelare e siano stati semplicemente diversamente valutati. La Corte d'appello dovrà dunque riesaminare specificamente gli elementi che hanno determinato la rijksualificazione e verificare l'eventuale responsabilità del ricorrente nel determinare la custodia.
Norme richiamate
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte afferma che il comma 2 comprende anche i casi in cui una decisione irrevocabile accerti l'insussistenza originaria delle condizioni di applicabilità della misura (es. improcedibilità per difetto di querela).
Norma sulle condizioni di applicabilità delle misure cautelari; la sua insussistenza 'ab origine' è rilevante per il diritto all'indennizzo quando accertata con decisione irrevocabile.
Prevede limiti e condizioni per l'applicazione della custodia cautelare; l'assenza di tali condizioni, se accertata in modo irrevocabile, può fondare il diritto alla riparazione.
Disciplina l'arresto in flagranza e le relative convalide; richiamata nel quadro delle condizioni che avrebbero dovuto escludere l'applicazione della misura se insussistenti.
Norma penale sul furto; citata in relazione alla qualificazione del fatto che ha portato all'arresto e alla successiva riqualificazione/insussistenza di condizioni di procedibilità.
Sentenza Corte Costituzionale n. 109 del 02/04/1999
Richiamata per il principio che il diritto a un'equa riparazione può spettare anche al prosciolto o a chi sia stato sottoposto a misure in situazioni di convalida risultata illegittima; utile a delimitare la nozione di ingiusta detenzione formale.
Sez. U., n. 32383 del 27/05/2010 (massimato)
Stabilisce che la causa attribuibile all'indagato (dolo o colpa grave) esclude l'indennizzo, salvo che l'insussistenza delle condizioni emerga dagli stessi elementi già presentati al giudice cautelare e sia stata solo diversamente valutata.
Massime di principio
- La declaratoria di improcedibilità per difetto di querela, se resa con decisione irrevocabile, può legittimare la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p.
- Il diritto all'indennizzo è escluso se il detenuto ha causato o concorso a causare la custodia con dolo o colpa grave; tuttavia questo ostacolo non opera quando l'insussistenza delle condizioni era già evidente dagli stessi elementi posti all'attenzione del giudice cautelare e soltanto valutata diversamente in seguito.
- Quando la qualificazione del fatto muta in sede di merito, il giudice della riparazione deve esaminare se la mancanza di condizioni per la misura fosse originaria e verificabile sulla base degli elementi disponibili al momento dell'adozione della misura.
- Se l'applicazione della misura cautelare era ragionevole sulla base degli elementi in possesso della P.G. e del giudice cautelare, la mera successiva derubricazione o improcedibilità non basta automaticamente per ottenere l'indennizzo.
- In caso di pronunce contrastanti o accertamenti mancanti in fase cautelare, il giudice di rinvio dovrà effettuare un esame puntuale delle prove e della responsabilità del richiedente per decidere sul diritto alla riparazione.
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