Cassazione Penale, Sentenza n. 37516/2025 del 18/11/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva di essere rimesso in termini per proporre istanza di rescissione del giudicato relativa alla sentenza n. 5151/2017 della Corte di appello di Milano (6 dicembre 2017, divenuta irrevocabile il 18 settembre 2018) che lo aveva condannato per reati in materia di stupefacenti. Sosteneva di non aver avuto contezza della sentenza mentre si trovava in Spagna, di essere stato arrestato in esecuzione di mandato d'arresto europeo il 21 ottobre 2022 e consegnato alle autorità italiane il 10 novembre 2022, e richiamava la sentenza delle Sezioni Unite n. 11447/2025 secondo cui il termine di 30 giorni per proporre la rescissione decorre dal momento della consegna alla autorità richiedente e non dalla notificazione del provvedimento di cooperazione giudiziaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha ritenuto inefficace la rinuncia al ricorso sottoscritta dal difensore in quanto il procuratore speciale era stato incaricato solo per la proposizione della istanza di rimessione e per la presentazione dell'istanza di rescissione, non per la rinuncia al ricorso (atto ultra vires). Tuttavia, poiché la Corte di appello di Milano ha nel frattempo revocato la definitività della sentenza n. 5151/2017 (ordinanza del 20 maggio 2025), il ricorrente ha perduto l'interesse al giudizio e il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; non sono state imposte spese processuali né somme a favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Ordinanza n. 2023/32 SIGE, Corte di appello di Milano
Ha dichiarato inammissibile per tardività l'istanza di rescissione del giudicato proposta da Bakhrí; punto di partenza del contrasto sulla tempestività della domanda
Sentenza n. 5151/2017, Corte di appello di Milano
6 dicembre 2017, irrevocabile 18 settembre 2018
Sentenza di condanna del ricorrente (6 anni di reclusione e 20.000 euro di multa) rispetto alla quale si chiedeva la rescissione del giudicato; la sua definitività è stata poi revocata dalla Corte d'appello in data 20 maggio 2025
Sentenza Sezioni Unite n. 11447/2025, Corte di cassazione
Ha stabilito che, quando una persona è privata della libertà in esecuzione di un mandato d'arresto europeo relativo a una sentenza definitiva, il termine di 30 giorni per proporre la rescissione del giudicato decorre dal momento della consegna alla autorità richiedente e non dalla notificazione del provvedimento di cooperazione giudiziaria
Massime di principio
- Se si è privati della libertà per esecuzione di un mandato d'arresto europeo relativo a sentenza definitiva, il termine per richiedere la rescissione del giudicato va calcolato dalla consegna alla autorità richiedente e non necessariamente dalla sola notificazione formale del provvedimento di cooperazione
- In presenza di trasferimento/estradizione o consegna dall'estero, è cruciale agire tempestivamente una volta materialmente consegnati alle autorità italiane per non perdere termini processuali
- Se l'obiettivo del ricorso (es. ottenere la revoca della definitività della sentenza) viene raggiunto in sede territoriale, sopravviene la carenza di interesse e gli eventuali ricorsi successivi diventano inammissibili
- La rinuncia o altri atti processuali sono efficaci solo se il difensore abbia ricevuto un mandato che includa espressamente il potere di compiere quell'atto; atti compiuti ultra vires dal procuratore speciale possono essere inefficaci
- Quando l'inammissibilità deriva da sopravvenuta perdita dell'interesse (e non da valutazioni sul merito), il giudice può non imporre spese processuali
- In casi analoghi è opportuno documentare con precisione le date di arresto, consegna e notificazioni e allegare procura che specifichi i poteri del difensore per evitare contestazioni sulla legittimazione degli atti
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