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Cassazione Penale, Ordinanza n. 19922/2025 del 28/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto tutti i motivi privi della necessaria specificità, meramente assertivi e non idonei a confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata. Ne è derivata la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice di merito)

La controversia

Tre imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che aveva confermato la loro condanna per plurimi furti aggravati e, per uno solo di essi, anche per detenzione/porto illegale di armi. I motivi dedotti erano sei: 1) violazione di legge penale e processuale e vizio di motivazione sulla responsabilità, ritenuti dalla Corte di cassazione del tutto generici e privi di specificità, perché non indicavano le concrete censure mosse alla sentenza di merito; 2) e 3) violazione di legge e vizio di motivazione sul mancato riconoscimento del tentativo di furto e sull'aggravante contestata, anch'essi reputati generici perché non si confrontavano puntualmente con la motivazione della Corte territoriale e non distinguevano tra i singoli episodi; 4) mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, dedotta in modo astratto e non correlato al caso concreto; 5) e 6) mancato riconoscimento di una attenuante, delle circostanze attenuanti generiche, mancata esclusione della recidiva e determinazione della pena, anch'essi considerati privi di specificità perché fondati su principi giurisprudenziali richiamati in modo assertivo e non riferiti alle concrete posizioni dei singoli imputati.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma incriminatrice dei furti contestati ai ricorrenti, confermata in appello e non utilmente censurata in cassazione per genericità dei motivi.

  • art. 625, comma 1, n. 7, c.p.

    Aggravante del furto riferita alle cose esposte alla pubblica fede; la Corte rileva che il ricorso non si confronta specificamente con la motivazione di merito su tale profilo.

  • art. 4, commi 2 e 3, legge 18 aprile 1975, n. 110

    Reato ascritto a uno solo dei ricorrenti, confermato in appello; il ricorso non contiene censure specifiche idonee a scalfire la decisione di merito.

  • art. 131-bis c.p.

    La doglianza sulla particolare tenuità del fatto è stata ritenuta del tutto generica e astratta, non riferita al caso concreto.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione i motivi devono essere specifici e puntualmente correlati alla motivazione della sentenza impugnata; doglianze generiche o assertive sono inammissibili.
  • Non è sufficiente invocare astrattamente violazioni di legge o vizi di motivazione: il ricorrente deve indicare con precisione quali passaggi della decisione di merito siano erronei e perché.
  • Le censure su qualificazione del fatto, aggravanti, attenuanti, recidiva e trattamento sanzionatorio devono confrontarsi con la motivazione resa per ciascun imputato e per ciascun episodio contestato, non potendosi formulare contestazioni indistinte e cumulative.
  • La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto richiede una deduzione concreta e riferita alle circostanze del caso; un richiamo meramente astratto all'istituto non è sufficiente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurtoDetenzione di armi
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonioArmi
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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