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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22280/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La controversia riguardava avvisi di accertamento ICI emessi per più annualità su un immobile in condizioni di grave degrado, di proprietà indivisa tra due soggetti. Il Comune aveva ritenuto che, decorso un certo termine di inagibilità senza ripristino e senza variazione catastale in unità collabente, non dovesse applicarsi la rendita catastale originaria e che la base imponibile dovesse essere determinata sul valore dell'area di sedime, qualificata come edificabile. La contribuente aveva impugnato gli avvisi e la CTR aveva annullato la pretesa nella parte in cui riqualificava l'immobile come terreno edificabile. Il Comune ricorreva per cassazione con due motivi: primo, denunciando omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 n. 5 c.p.c., per non avere la CTR considerato i regolamenti comunali ICI che imponevano, in caso di inagibilità protratta, la denuncia catastale per il classamento come unità collabente e consentivano poi la stima del tributo sul valore di mercato; secondo, denunciando violazione degli artt. 2 e 5 d.lgs. 504/1992, sostenendo che l'immobile, non più corrispondente ai parametri catastali da lungo tempo, fosse correttamente tassato come area di sedime edificabile e che la decisione di merito finisse per legittimare un'elusione d'imposta.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo infondato perché il vizio ex art. 360 n. 5 c.p.c. concerne l'omesso esame di un fatto storico decisivo, non di una questione giuridica o di deduzioni difensive; inoltre ha osservato che la CTR aveva sostanzialmente disapplicato i regolamenti comunali nella parte incompatibile con la disciplina legale e con la giurisprudenza di legittimità. Ha respinto anche il secondo motivo, affermando che un fabbricato, ancorché inagibile o collabente, non può essere trasformato in area edificabile solo perché privo di rendita o non demolito: la tassazione dell'area di sedime come area fabbricabile introdurrebbe surrettiziamente un nuovo presupposto d'imposta. La Corte ha altresì escluso che il giudicato formatosi nei confronti della comproprietaria potesse essere opposto nel giudizio della ricorrente, mancando identità di parti e vincolo di solidarietà. Ha quindi condannato il Comune al pagamento delle spese e dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione ex art. 360, n. 5, c.p.c. è censurabile solo l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso, non il mancato scrutinio di una questione giuridica, di un argomento difensivo o di un motivo di appello.
  • La disapplicazione di un regolamento amministrativo illegittimo può risultare anche implicitamente dalla decisione di merito che applichi la disciplina di legge e consideri l'atto amministrativo incompatibile come tamquam non esset.
  • In materia di ICI, un fabbricato esistente, seppure inagibile o collabente e privo di rendita, non può essere tassato come area edificabile solo perché insiste su un suolo già edificato; la trasformazione della base imponibile in valore dell'area di sedime introdurrebbe un presupposto impositivo non previsto dalla legge.
  • L'ipotesi dell'area risultante dalla demolizione di un rudere non è assimilabile all'immobile inagibile non demolito: la tassazione come area edificabile presuppone che la demolizione abbia restituito autonoma edificabilità al suolo.
  • Il giudicato favorevole formatosi nel processo promosso da un comproprietario non è automaticamente opponibile in altro processo relativo alla medesima imposta se manca identità soggettiva tra le parti e non sussiste un vincolo di solidarietà ex art. 1306, comma 2, c.p.c.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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