Cassazione Penale, Sentenza n. 45447/2022 del 30/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che aveva confermato (con alcune modifiche sul trattamento sanzionatorio) le condanne per omicidi connessi alla terza faida di Scampia. Montanera denunciava vizi di motivazione e travisamento della prova in relazione all'utilizzo delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (in particolare Giovanni Marino e Giuseppe Ambra), prospettando l'inutilizzabilità delle dichiarazioni de relato ai sensi dell'art. 195, comma 7 c.p.p. e la mancanza di riscontri esterni idonei a fondare la chiamata in reità. Contestava inoltre la valutazione di riscontri e la presunta circolarità delle dichiarazioni tra collaboratori. Grazioso deduceva la erronea applicazione della circostanza aggravante della premeditazione (art. 577 n.3 c.p.) e richiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche, denunciando disparità di trattamento rispetto ad altri coimputati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Montanera ritenendolo infondato: la valutazione delle dichiarazioni di collaboratori e dei relativi riscontri è stata ritenuta logica e sufficientemente motivata, con esclusione dell'inutilizzabilità invocata. Il ricorso di Grazioso è stato dichiarato inammissibile, anche perché la rinuncia in sede di appello ai motivi concernenti la responsabilità ha incluso le questioni sulle aggravanti; la Corte ha inoltre ritenuto legittima la valutazione negativa sulle attenuanti generiche. Entrambi sono condannati al pagamento delle spese del giudizio di legittimità; per Grazioso è stata aggiunta una sanzione processuale (euro 3.000).
Norme richiamate
la Corte ha valutato che le dichiarazioni del collaboratore Marino non sono inutilizzabili come de relato in relazione all'individuazione del mandante perché, per i giudici di merito, emergono elementi di conoscenza diretta e contestuale partecipazione (tentativo di agguato precedente) e/o patrimonio conoscitivo comune del sodalizio; pertanto l'eccezione di inutilizzabilità è stata ritenuta infondata
la chiamata in reità de relato può essere riscontrata anche da altre chiamate o elementi probatori; la Corte ha ritenuto che Ambra fosse adeguatamente riscontrato da altri collaboratori e da elementi tecnici (rilievi balistici, autopsie)
art. 173 clisp. att. cod. proc. pen.
norma procedurale richiamata per indicare l'ambito dei motivi denunciati nelle impugnazioni (formalità di deposito e deduzione dei vizi)
n. 3 (circostanza aggravante della premeditazione)
la Corte ricorda che la premeditazione richiede una radicata e perdurante determinazione interiore, non mera apprestazione dei mezzi; tuttavia nel caso di Grazioso i giudici di merito hanno ritenuto provata la premeditazione in ragione dell'organizzazione e della ripetuta programmazione degli attentati
riguarda le attenuanti e la diminuente: la Corte ha confermato che il giudice può negare le attenuanti generiche fondandosi sulla gravità del fatto e sulla mancanza di elementi positivi di segno favorevole
principio di estensibilità delle circostanze al correo: la Corte richiama che l'aggravante della premeditazione può ricadere sul concorrente che abbia consapevolezza della premeditazione altrui
norme sui criteri per la determinazione della pena: la Corte ha ritenuto legittimo basare il diniego delle attenuanti anche sulla prevalente considerazione della gravità del fatto
Massime di principio
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, anche se contenenti passaggi de relato, possono essere utilizzate se i giudici di merito individuano riscontri esterni o le considerano patrimonio conoscitivo comune del sodalizio; la valutazione di credibilità deve essere analitica (specificità, coerenza, spontaneità, riscontri tecnici).
- L'inutilizzabilità ex art. 195, comma 7 c.p.p. non opera automaticamente se il dichiarante ha partecipato direttamente a fatti connessi o se altre fonti indipendenti confermano particolari essenziali; il giudice deve motivare la qualificazione come de relato e l'assenza di riscontri.
- La mera pianificazione o predisposizione di mezzi non equivale alla premeditazione aggravante: questa esige un perdurante progetto intenzionale; tuttavia la ripetuta organizzazione e la divisione di compiti possono comunque fondare una valutazione di premeditazione se emergono elementi suggestivi di radicamento del proposito.
- La rinuncia in sede di appello a tutti i motivi relativi alla responsabilità comporta l'impossibilità di far valere in Cassazione alcune questioni sostanziali già rinunciate, comprese talune questioni sulle aggravanti.
- Se una prova rilevata fosse eventualmente illegittima, l'incidenza della sua espunzione va valutata con il criterio della prova di resistenza: l'elemento è irrilevante se le residue risultanze sono comunque sufficienti a sostenere lo stesso convincimento.
- Dubbi di circolarità tra dichiarazioni di più collaboratori impongono al giudice di merito una verifica scrupolosa dell'autonomia genetica delle testimonianze e dell'assenza di condizionamenti o allineamenti successivi; l'accertamento motivato supera il censore di legittimità.
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