Cassazione Penale, Sentenza n. 24997/2025 del 08/07/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Napoli del 17/03/2025 che ha revocato l'ordine di demolizione di un manufatto abusivo. Denuncia deficit di motivazione e violazione di legge perché il Tribunale si sarebbe limitato a verificare la conformità formale della delibera comunale (richiamando l'art. 1, comma 65 L.R. Campania n.5/2013) senza effettuare una puntuale disamina: a) dell'idoneità statica/antisismica dell'edificio (la perizia si sarebbe basata su osservazione visiva e documentazione fornita dalla parte, senza approfondimenti tecnici); b) dell'esistenza di un interesse pubblico prevalente, concreto e attuale alla conservazione dell'immobile (mancata prova che l'immobile sia destinato effettivamente a housing sociale o che l'assegnazione non favorisca gli autori dell'abuso); c) della eventuale incompatibilità con la disciplina statale che pone la demolizione come esito normale (art. 31 DPR 380/2001) e delle modifiche normative volte ad impedire vantaggi per i responsabili dell'abuso (richiamo alla sentenza Cass. n. 14660/2021 e alla legge 105/2024). Si contesta altresì che l'immobile fosse rimasto nella disponibilità degli autori del reato e che non risultasse formalizzata una procedura di assegnazione conforme.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il gravame del Procuratore e ha annullato l'ordinanza impugnata. Ha rilevato che il Tribunale di Napoli si è limitato a constatare la conformità formale degli atti amministrativi alla legge regionale ma non ha svolto il necessario controllo di merito richiesto dalla giurisprudenza di legittimità: mancava la verifica specifica e puntuale dell'interesse pubblico concreto e attuale alla conservazione dell'immobile (destinazione effettiva dell'opera a soddisfare una precisa esigenza abitativa), l'accertamento dell'assenza di conflitti con rilevanti interessi urbanistici/ambientali e una motivazione adeguata circa l'idoneità statica/antisismica (la presenza di un certificato non è stata adeguatamente valorizzata con gli accertamenti tecnici giustificativi). La Corte ha richiamato la giurisprudenza e la sentenza della Corte costituzionale n.140/2018 che affermano il principio secondo cui la demolizione è l'esito normale e la conservazione è eccezionale e richiede valutazioni specifiche per ogni singolo bene. Conseguentemente l'ordinanza è stata annullata per carenza motivazionale e insufficiente sindacato dell'atto amministrativo.
Norme richiamate
art. 1 comma 65, Legge Regionale Campania n. 5/2013
Consente la destinazione degli immobili acquisiti al patrimonio comunale ad alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale e a programmi di valorizzazione/dismissione, ma la Corte richiama che la richiamata previsione regionale non può sostituire il necessario accertamento, per ogni singolo immobile, dell'interesse pubblico concreto e della compatibilità con la normativa statale.
art. 31 d.P.R. n. 380/2001 (commi 3-6 e comma 5)
Principio secondo cui la demolizione è l'esito 'normale' per le opere abusive acquisite al patrimonio comunale; la conservazione è eccezionale e possibile solo con autonoma deliberazione del consiglio comunale che dimostri, per la singola opera, l'esistenza di uno specifico interesse pubblico alla conservazione e l'assenza di conflitto con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o idrogeologici.
Sentenza Corte Costituzionale n. 140/2018
Ha dichiarato l'illegittimità di discipline regionali (nella fattispecie della Campania) che si disallineano rispetto al principio statale, sottolineando che la facoltà comunale di non demolire deve impiegare un'analisi puntuale delle caratteristiche di ciascuna opera, al fine di non sminuire l'efficacia deterrente della normativa statale.
DM 15/05/1985
Riferimento tecnico-normativo relativo ai requisiti di sicurezza statica e antisismica degli edifici: la Corte richiede che la conformità antisismica dell'immobile sia adeguatamente accertata mediante evidenze tecniche, non solo osservazioni visive.
art. 35 comma 4, Legge 47/1985
Richiamato in relazione alla disciplina sui requisiti antisismici; la Corte sottolinea l'esigenza di verifiche tecniche per ritenere l'immobile idoneo a fini abitativi.
Legge 105/2024 (modifica art. 31 DPR 380/2001)
Rilevata dalla parte ricorrente come normativa che impedisce che il responsabile dell'abuso partecipi alla procedura di alienazione degli immobili acquisiti al patrimonio pubblico, a tutela del principio che non debba derivare un vantaggio dall'abuso.
Varie norme penali e urbanistiche (es. L. 64/1974; L. 1086/1971; L. 47/1985; cod. pen.)
Norme richiamate nel procedimento penale di condanna originaria degli Agorini per reati edilizi; costituiscono il contesto fattuale ma la decisione sulla eseguibilità della demolizione si concentra sulla legittimità della deliberazione comunale e sul controllo dell'idoneità tecnica e dell'interesse pubblico.
Massime di principio
- La demolizione dell'opera abusiva è il principio generale; la conservazione è eccezione che richiede una deliberazione consiliare specifica e motivata per il singolo immobile.
- Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di sindacare la delibera comunale: deve verificare l'assenza di conflitto con rilevanti interessi urbanistici/ambientali e l'esistenza di un interesse pubblico concreto, attuale e specifico alla conservazione.
- La destinazione generica a 'edilizia residenziale sociale' o il mero richiamo a leggi regionali non sono sufficienti: bisogna dimostrare la destinazione effettiva e i passaggi amministrativi che realizzano concretamente l'interesse pubblico.
- La conformità antisismica e la idoneità statica dell'immobile devono emergere da adeguata documentazione e accertamenti tecnici (perizie, collaudi) non basati esclusivamente su stime visive o documentazione fornita dalla parte interessata.
- Non è ammesso che la procedura amministrativa favorisca, anche indirettamente, gli autori dell'abuso: l'amministrazione deve evitare che il responsabile ottenga un vantaggio ingiustificato dall'opera abusiva (assegnazione o alienazione impropria).
- La giurisprudenza e la Corte costituzionale richiedono un controllo puntuale e motivato per ogni singolo caso; le discipline regionali non possono eludere i principi della normativa statale in materia di demolizione.
- In casi analoghi, per ottenere la revoca dell'ordine di demolizione è necessario produrre elementi concreti su destinatari, procedura di assegnazione/alienazione, certificazioni tecniche dettagliate e assenza di conflitti con altri vincoli.
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