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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19195/2022 del 16/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza del 10/07/2020 della Corte d'appello di Genova che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per il tentato furto aggravato di quattro confezioni di materiale elettronico. Il ricorrente deduceva contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, travisamento della prova rispetto al riconoscimento dell'imputato e contestava la sussistenza della circostanza aggravante di cui all'art. 625, primo comma, n. 2, cod. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile per assenza di specificità, atteso che i giudici di merito avevano fondato la responsabilità sul quadro fattuale unitario (segnalazione dell'addetto alla sicurezza, fermo operato dai carabinieri e recupero della merce occultata sotto la maglia). Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: in parte per manifesta infondatezza quanto alla presunta carenza di motivazione (la Corte territoriale aveva esaminato diffusamente le censure) e, per il resto, per assenza di specificità in quanto il ricorso insisteva in modo assertivo contrapponendo valutazioni non fondate alle risultanze (in particolare la deposizione del teste Canese circa la consegna per lo smaltimento di merce ormai invendibile). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende (ex art. 616 cod. proc. pen.). Sentenza resa il 10/02/2022.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Richiamata quale norma procedurale per la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale; conferma che le conclusioni sono state depositate e prese in considerazione dalla Corte.

  • art. 625, primo comma, n. 2, cod. pen.

    art. 625, primo comma, n. 2, cod. pen.

    La Corte territoriale ha ritenuto integrata la circostanza aggravante perché le risultanze (in particolare la deposizione del teste Canese) indicavano che la merce era stata resa "invendibile" o destinata allo smaltimento; la Cassazione ha considerato insufficiente la censura del ricorrente sul punto, trattandosi di valutazione di fatto adeguatamente motivata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la pronuncia di condanna alle spese processuali e per il versamento alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha determinato equamente la somma in euro 3.000,00.

Massime di principio

  • I motivi di cassazione devono essere specifici: va indicato con precisione il punto della motivazione impugnata e il profilo di travisamento della prova. Censure generiche o meramente assertive sono inammissibili.
  • La Corte di Cassazione non rivede agevolmente la valutazione di merito sui fatti se la motivazione della sentenza impugnata è congrua e analitica; per contestare l'apprezzamento della prova occorre dimostrare errori logico-giuridici specifici.
  • L'aggravante di cui all'art. 625, primo comma, n. 2 richiede evidenze sul pregiudizio della vendibilità o dell'uso della cosa: se la sentenza di merito documenta elementi (es. deposizione su smaltimento), è difficile ottenere l'annullamento senza prove contrarie puntuali.
  • Presentare in Cassazione argomenti nuovi o sviluppi meramente assertivi rispetto alle risultanze di merito comporta il rischio di inammissibilità e di condanna alle spese e ad una somma alla Cassa delle Ammende.
  • Valutare il rischio economico del ricorso: in caso di inammissibilità o manifesta infondatezza è prevedibile la condanna alle spese e un contributo alla Cassa delle Ammende; è prudente verificare la specificità e la forza dell'impugnazione prima di proporre ricorso.

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