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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10996/2026 del 23/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione tra i fatti oggetto di due diverse sentenze definitive, concernenti da un lato la partecipazione ad associazione di tipo mafioso e dall'altro un tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso. In cassazione ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo in sostanza che i due reati avrebbero dovuto essere unificati sotto il vincolo della continuazione. La Corte rileva però che le censure sono generiche e mirano a ottenere una diversa lettura del compendio probatorio e delle sentenze in esecuzione, senza confrontarsi con la ratio del provvedimento impugnato, cioè l'assenza di elementi da cui desumere che, sin dall'ingresso nel sodalizio mafioso, fosse stato programmato anche il successivo reato fine.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza sulla continuazione, osservando che manca la prova di una programmazione, già al momento della partecipazione all'associazione mafiosa, anche del reato successivo di tentata estorsione aggravata. Ha inoltre affermato che non è consentito in cassazione sollecitare una diversa lettura del materiale probatorio rispetto a quella non illogica compiuta dal giudice dell'esecuzione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che il secondo reato fosse programmato, almeno nelle linee generali, sin dal momento del primo reato.

  • art. 671 c.p.p.

    Disciplina la richiesta in executivis di applicazione della continuazione tra reati oggetto di diverse sentenze.

  • art. 416 bis c.p.

    Reato associativo mafioso assunto come primo reato rispetto al quale è stata esclusa la programmazione del reato successivo.

  • art. 629 c.p.

    Reato di estorsione, nella specie in forma tentata e aggravata, considerato quale reato successivo.

  • art. 56 c.p.

    Norma sul tentativo richiamata per qualificare il secondo fatto come tentata estorsione.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Aggravante mafiosa contestata in relazione al secondo fatto.

Massime di principio

  • Il nesso della continuazione non è configurabile tra il reato associativo e i reati fine se, al momento dell'ingresso nell'associazione, non risulta almeno una programmazione a grandi linee del successivo fatto-reato.
  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, non basta che il reato successivo sia astrattamente coerente con le attività o con il rafforzamento del sodalizio criminoso; occorre che esso sia ricompreso nel disegno criminoso originario.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di rivalutazione del compendio probatorio, quando il giudice dell'esecuzione abbia fornito una motivazione non manifestamente illogica.
  • La doglianza che si limiti a prospettare una lettura alternativa degli atti è inammissibile se non coglie specifiche violazioni di legge o manifeste illogicità della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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