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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33847/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso il provvedimento con cui il Magistrato di sorveglianza di Novara dichiarava il non luogo a provvedere sul reclamo di accesso ad atti relativi a procedimenti disciplinari a carico del detenuto, motivando la decisione con il trasferimento dell'interessato in altro istituto. Il ricorrente deduceva che il trasferimento non avrebbe inciso sull'interesse alla definizione del reclamo né sulla competenza dell'ufficio adito, contestando anche la possibilità di provvedere d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: ha ritenuto infondata l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dal Procuratore generale, richiamando l'evoluzione normativa che ha attribuito alla magistratura di sorveglianza la cognizione delle posizioni giuridiche soggettive dei detenuti con rito specializzato (introduzione dell'art. 35-bis e riforma dell'art. 69 con d.l. 23/12/2013 n.146 conv. nella l. 21/02/2014 n.10). Ha affermato inoltre che il trasferimento del detenuto non priva di interesse il reclamo né incide sulla competenza territoriale già costituita (principio della perpetuatio jurisdictionis), salvo che la controversia riguardi esclusivamente la regolamentazione interna o una situazione di fatto circoscritta all'istituto di provenienza. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Magistrato di sorveglianza di Novara, con fissazione dell'udienza camerale di rito.

Norme richiamate

  • d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 133, comma 1, lett. a), n. 6

    Riferita dal Procuratore generale come base per sostenere la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di accesso agli atti amministrativi; la Corte ha ritenuto però che, nel contesto penitenziario e per le posizioni soggettive attinenti all'esecuzione, tale competenza sia derogata dalla specialità della magistratura di sorveglianza

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ord. pen.), artt. 35 e 69

    Citate nella loro precedente formulazione e oggetto di declaratoria di illegittimità parziale (Corte cost. n.26/1999) per la mancanza di tutela giurisdizionale degli atti dell'amministrazione penitenziaria; tale constatazione ha motivato gli interventi riformatori successivi

  • d.l. 23 dicembre 2013, n. 146, conv. dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10 (introduzione art. 35‑bis e riformulazione del comma 6 dell'art. 69)

    Ha stabilito il modello per cui il magistrato di sorveglianza è il giudice specializzato competente a conoscere, con rito ad hoc, delle posizioni giuridiche soggettive dei reclusi in materia connessa all'esecuzione penale, rendendo quindi la magistratura di sorveglianza il giudice naturale per l'accesso agli atti penitenziari quando riguarda diritti soggettivi del detenuto

  • principio della perpetuatio jurisdictionis (giurisprudenza)

    Principio secondo cui la competenza del giudice, una volta radicata al momento dell'instaurazione del procedimento, permane anche di fronte a successivi mutamenti della situazione (es. trasferimento o remissione in libertà), salvo casi in cui la controversia riguardi esclusivamente fatti o regolamentazioni locali

  • precedenti di Cassazione e giurisprudenza amministrativa citati (es. Sez.1 n.7287/2013; Sez.1 n.23533/2020; TAR Piemonte n.1045/2019)

    Riferimenti utilizzati per ricostruire l'evoluzione dell'orientamento: un primo indirizzo aveva attribuito la materia al giudice amministrativo, ma la giurisprudenza successiva e la riforma normativa hanno consolidato la competenza della magistratura di sorveglianza per le controversie attinenti a diritti soggettivi dei detenuti

Massime di principio

  • Quando l'oggetto dell'accesso riguarda atti relativi alla gestione del rapporto detentivo e posizioni giuridiche soggettive del recluso, il giudice competente è il magistrato di sorveglianza, non il giudice amministrativo.
  • Il trasferimento del detenuto ad altro istituto non elimina automaticamente l'interesse a ottenere la decisione sul reclamo né la competenza del magistrato che ha ricevuto il reclamo inizialmente (principio della perpetuatio jurisdictionis).
  • Solo se la controversia investe esclusivamente la regolamentazione interna o una situazione di fatto limitata al singolo istituto, il trasferimento può rendere irrilevante il reclamo o incidere sulla competenza.
  • Le eccezioni di difetto di giurisdizione fondate sulla normativa generale di accesso agli atti devono essere valutate tenendo conto della normativa speciale introdotta per la materia penitenziaria (art. 35‑bis e riforma dell'art. 69).
  • Proceduralmente, il magistrato di sorveglianza che riceve il reclamo deve, salvo casi di manifesta improcedibilità, fissare l'udienza camerale di rito per decidere sul merito.

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