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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25585/2022 del 05/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la sentenza del Tribunale di Cosenza del 26/11/2021 che aveva dichiarato "non doversi procedere" nei confronti di Storino Vito per estinzione del reato a seguito di remissione tacita di querela (reato di truffa, ex art. 640 co.2 n.2 bis c.p., con aggravante di aver approfittato di circostanze tali da ostacolare la difesa). Il Procuratore generale sosteneva che il reato fosse procedibile d'ufficio perché sussisteva la recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale, che costituisce circostanza aggravante rilevante ai fini della procedibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite che considera la recidiva circostanza aggravante inerente alla persona e, se in forma qualificata o idonea, capace di rendere il reato di truffa procedibile d'ufficio. Poiché il fatto era del 2014, la recidiva rendeva la perseguibilità d'ufficio e pertanto la declaratoria di non doversi procedere per remissione tacita della querela era errata. La sentenza del Tribunale è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'Appello di Catanzaro per il prosieguo del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    "il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante"

    La Corte ha interpretato che la recidiva rientra tra le "altre circostanze aggravanti" e, nella situazione concreta (fatti del 2014), rendeva il reato procedibile d'ufficio, impedendo che la remissione della querela estinguesse il processo.

  • art. 531 cod. proc. pen.

    Il Tribunale aveva dichiarato che doveva essere pronunciata sentenza ex art. 531 (non doversi procedere per estinzione a seguito di querela), ma la Cassazione ha ritenuto che tale statuizione fosse erronea alla luce della procedibilità d'ufficio dovuta alla recidiva.

  • Decreto n. 36 del 2018 (menzionato)

    La Corte richiama che dopo l'entrata in vigore della riforma del 2018 la procedibilità d'ufficio per la truffa rimane solo se ricorrono circostanze aggravanti ad effetto speciale (tra cui la recidiva qualificata). Tuttavia, per fatti anteriori (2014) la recidiva già rendeva procedibile d'ufficio.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite, pronunce varie)

    (es. Sez. U. n. 35738/2010, n. 20798/2011, n. 5859/2011, n. 31669/2016, n. 20808/2018, n. 3585/2020, n. 11147/2021)

    Le Sezioni Unite hanno affermato che la recidiva è una circostanza aggravante inerente alla persona con potere di adattare la sanzione ed, ove qualificata, di incidere sulla procedibilità; la Corte ha applicato questi principi per escludere l'efficacia estintiva della remissione querela nel caso concreto.

Massime di principio

  • La presenza di recidiva, soprattutto se qualificata o ricorrente in un breve arco temporale, può rendere il reato di truffa procedibile d'ufficio: in tali casi la remissione della querela non determina l'automatica estinzione del processo.
  • È fondamentale verificare la data dei fatti rispetto alle riforme normative (es. intervento del 2018): la rilevanza della recidiva e la conseguente procedibilità possono variare in base al momento della commissione del reato.
  • Il giudice deve accertare correttamente la sussistenza e la qualificazione della recidiva prima di qualificare il reato come "semplice" e applicare gli effetti della querela; una errata qualificazione può determinare annullamento in Cassazione.
  • Se la Cassazione annulla senza rinvio e dispone la trasmissione degli atti, il giudizio prosegue davanti alla Corte territoriale competente, che dovrà riesaminare il caso alla luce delle indicazioni della Cassazione.

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