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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36216/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma della condanna per il furto di un'autovettura sostenendo la violazione dell'art. 56 c.p.: il furto sarebbe avvenuto sotto costante controllo della polizia giudiziaria, che seguì gli imputati dall'uscita del furgone fino al rientro alla sede aziendale senza intervenire. Si deduce che, per scelta deliberata degli operanti, l'azione non sarebbe dovuta proseguire fino alla consumazione e che quindi doveva rigettarsi la qualificazione del fatto come furto consumato alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite.

La decisione

La Corte di cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo esame. Il motivo è che, alla luce della giurisprudenza recente, occorre verificare se la vigilanza continuativa e la mancata immediata reazione degli operanti possano far ritenere che il reato sia rimasto allo stadio del tentativo (se la polizia deliberatamente attese la consumazione per esigenze investigative) oppure che la consumazione sia invece effettiva (se l'intervento degli agenti fu estemporaneo e non pianificato). La Corte del rinvio dovrà accertare in particolare se la condotta degli imputati poteva apparire lecita e se gli operanti avevano la concreta possibilità di intervenire al momento dell'impossessamento.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Rilevato nella distinzione tra tentativo e consumazione: se la polizia giudiziaria monitora e deliberatamente non interviene per esigenze investigative la fattispecie può rimanere al tentativo; viceversa, intervento casuale/estemporaneo non impedisce la consumazione

  • art. 55 cod. proc. pen.

    Richiamato per l'obbligo delle forze dell'ordine di prevenire reati e di pianificare gli interventi: la possibilità di pianificare l'intervento influisce sulla valutazione tra tentativo e consumazione

  • Sez. U., n. 52117 del 17/07/2014 (Prevete)

    Principio secondo cui il monitoraggio continuativo e l'intervento difensivo tempestivo impediscono la consumazione del furto, lasciandolo allo stadio di tentativo quando la refurtiva non abbia mai avuto autonoma ed effettiva disponibilità

  • Sez. 5, n. 4868 del 25/11/2021 (Botchorishvili)

    Conferma e puntualizza che la scelta deliberata della polizia di attendere l'evoluzione del reato per esigenze investigative può comportare la configurazione del tentativo; distingue tale ipotesi dall'intervento casuale che non impedisce la consumazione

Massime di principio

  • Se la polizia giudiziaria monitora continuativamente un'azione e sceglie deliberatamente di non intervenire per esigenze investigative, il reato può restare allo stadio del tentativo e non considerarsi consumato.
  • Se l'intervento delle forze dell'ordine è estemporaneo o casuale (non pianificato) e non impedisce l'impossessamento della cosa, il furto deve essere considerato consumato.
  • In caso di contestazione, il giudice deve verificare se la condotta degli imputati poteva ragionevolmente apparire lecita agli occhi degli operanti (circostanza che giustificherebbe la mancata reazione) oppure se gli agenti avevano la concreta possibilità di intervenire al momento dell'impossessamento.
  • La qualificazione tra tentativo e consumazione incide sul risultato processuale: il difensore potrà far leva sulla prova della vigilanza continuativa e della scelta investigativa di non intervenire; l'accusa dovrà provare l'assenza di pianificazione/monitoraggio che avrebbe consentito di evitare la consumazione.
  • Il dovere di prevenzione previsto dall'art. 55 c.p.p. è rilevante: se la polizia poteva pianificare un intervento per impedire la consumazione e invece vi rinunciò, il giudice deve considerare questa circostanza nella ricostruzione del fatto.

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