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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18737/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che ha confermato la sua responsabilità per una truffa, deducendo: 1) violazione di legge in relazione all'art. 640 c.p. e agli artt. 6 e 9 c.p., contestando il criterio di individuazione del luogo di consumazione del reato; 2) vizio di motivazione quanto alla prova del dolo iniziale, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe attribuito rilievo a elementi non idonei a dimostrare che l'intento fraudolento fosse originario. La Corte di cassazione osserva che le doglianze ripropongono censure già formulate in appello, senza un reale confronto con le argomentazioni della decisione impugnata, e che la motivazione di merito valorizza elementi anteriori e contestuali agli accordi, quali richieste di anticipi su conti esteri, invio di conferme/voucher falsi e mancata comunicazione di cancellazioni di voli o prenotazioni alberghiere, ritenuti indicativi del dolo iniziale.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Rileva che i motivi sono privi di specificità perché sostanzialmente reiterativi di quelli già esaminati e disattesi in appello, e che la censura sulla motivazione è manifestamente infondata, poiché il sindacato di legittimità non può risolversi in una nuova valutazione del merito o delle acquisizioni probatorie, ma solo verificare la presenza di un apparato argomentativo non manifestamente illogico. Conseguentemente condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p.

    Norma richiamata per il reato di truffa oggetto della contestazione; la Corte non rivaluta il merito ma verifica se la motivazione sul dolo iniziale e sulla territorialità sia logicamente coerente.

  • art. 6 c.p.

    Richiamato in relazione alla determinazione del luogo di consumazione del reato e quindi della competenza/giurisdizione territoriale.

  • art. 9 c.p.

    Richiamato in relazione al luogo di commissione del reato quando parte della condotta o dell'evento si sia verificata in Italia.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    Il vizio motivazionale deducibile in cassazione è solo quello che emerge da manifesta illogicità, contraddittorietà o carenza argomentativa, non potendo la Corte sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove.

  • art. 616 c.p.p.

    Base della condanna del ricorrente inammissibile al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità sono inammissibili i motivi che si limitano a riprodurre censure già dedotte in appello senza confrontarsi specificamente con le rationes decidendi della sentenza impugnata.
  • La prova del dolo iniziale nella truffa può essere desunta anche da condotte anteriori o contestuali alla stipula dell'accordo, purché valorizzate con motivazione logicamente coerente.
  • Il sindacato della Corte di cassazione sulla motivazione è limitato alla verifica dell'esistenza di un apparato argomentativo non manifestamente illogico; non è consentita una nuova valutazione del compendio probatorio.
  • Ai fini della truffa, la localizzazione degli accordi, delle prestazioni economiche e della parte preponderante della condotta nel territorio italiano rileva per radicare la connessione territoriale del fatto secondo i criteri codicistici richiamati dalla difesa e valutati dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniTruffa
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
SottomaterieTruffa aggravata
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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