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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19857/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il rigetto, da parte del GIP, della richiesta di revoca della misura degli arresti domiciliari applicata a Di Spirito. Il ricorrente deduceva violazione di legge in relazione agli artt. 274 e 275 c.p.p., violazione delle norme di diritto penale sostanziale indicate nell'atto e vizio di motivazione relativamente ai capi di imputazione (artt. 110, 353, 416-bis.1; 110, 319, 319-bis, 416-bis.1).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse perché, dopo la presentazione del ricorso, con provvedimento del 31 marzo 2023 il Tribunale di Napoli ha revocato la misura cautelare. Per tale motivo l'interesse a proseguire l'impugnazione è venuto meno e non è stata pronunciata condanna alle spese processuali né ammenda a carico del ricorrente. Il procedimento è stato trattato con le modalità previste dalle norme emergenziali sulle udienze a distanza.

Norme richiamate

  • art. 310 c.p.p.

    Norma che disciplina il rito davanti al Tribunale in materia di misure cautelari; qui richiamata come base per l'impugnazione dell'ordinanza di conferma della misura

  • artt. 110, 353, 416-bis.1, 319, 319-bis cod. pen.

    Capo di imputazione: reati sostanziali per i quali l'indagato era sottoposto a misura; le norme identificano le fattispecie contestate ma nella sentenza si registra che il ricorso non è stato esaminato nel merito per sopravvenuta mancanza di interesse

  • art. 274 c.p.p.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente; il ricorso deduceva violazione di legge sulla base di questa disposizione, ma la Corte non è entrata nel merito a causa della sopravvenuta revoca della misura

  • art. 275 c.p.p.

    Ulteriore norma processuale richiamata dall'appellante nell'ambito delle censure; non è stata oggetto di valutazione sostanziale per sopraggiunta carenza di interesse

  • art. 23, commi 8 e 9, decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (convertito)

    Prevedeva le modalità speciali per lo svolgimento delle udienze (ad es. in camera di consiglio e con modalità a distanza) adottate anche nel procedimento in esame

  • art. 94, comma 2, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 e art. 5-duodecies del d.l. 31 ottobre 2022, n. 162

    Norme che hanno prorogato o confermato gli effetti delle disposizioni emergenziali relative alle modalità di trattazione delle udienze, richiamate per giustificare la modalità di trattazione del procedimento

Massime di principio

  • Se, dopo la proposizione di un ricorso, viene meno l'interesse sostanziale all'impugnazione per fatto sopravvenuto non imputabile al ricorrente (es. revoca della misura contestata), il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta carenza di interesse esclude in genere la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di eventuali ammende a favore della Cassa delle ammende, quando la causa della perdita di interesse non è a lui imputabile.
  • Prima di proseguire con impugnazioni è opportuno verificare l'eventuale insorgenza di fatti sopravvenuti (es. revoca o modifica della misura) che possano rendere il ricorso privo di utilità concreta.
  • Quando il ricorso diventa inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse, il giudice di legittimità o di merito non entra nel merito delle doglianze sostanziali e processuali dedotte dall'appellante.
  • Le modalità di trattazione (anche in camera di consiglio e a distanza) disciplinate dalle norme emergenziali possono essere applicate e devono essere richiamate nel processo, senza incidere sul giudizio di ammissibilità relativo a fatti sopravvenuti.

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