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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31687/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma in appello della sentenza di primo grado che li aveva giudicati colpevoli di bancarotta per distrazione (capo 1, lett. d, h, i, l, m) e di bancarotta fraudolenta (capi 2 e 3). I motivi di cassazione articolati erano: (1) contestazione della qualificazione e dell'elemento soggettivo rispetto alla distrazione di euro 13.500 derivante da cessioni di autovetture e omissione di azioni esecutive; (2) violazione del principio del ne bis in idem per fatti già valutati in un precedente procedimento tributario definito con sentenza di non doversi procedere per prescrizione; (3) censura della quantificazione della pena, anche alla luce della riabilitazione di Salvatore e dei precedenti di Giannunzio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha confermato che la mancata riscossione di crediti e la cessione di beni senza incasso possono integrare il depauperamento patrimoniale rilevante ai fini della bancarotta fraudolenta per distrazione; ha ritenuto che l'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico (non la consapevolezza dello stato di insolvenza o lo scopo di ledere i creditori). Sulla questione del ne bis in idem la Corte ha precisato che non sussiste identità del fatto storico-naturalistico tra i reati tributari (emissione/utilizzo di fatture inesistenti, omesso versamento IVA) e le condotte di bancarotta, essendo diverse la condotta, l'evento e l'elemento psicologico, e quindi ha escluso la preclusione processuale. Infine ha ritenuto legittima la quantificazione della pena effettuata dal giudice di merito, che era argomentata e sotto la media edittale. Conseguentemente sono state confermate le condanne per entrambi gli imputati (pena tre anni di reclusione ciascuno e interdizioni accessorie per tre anni, come già disposte in primo grado e in appello).

Norme richiamate

Massime di principio

  • La mancata riscossione di crediti o la cessione di beni senza incasso possono costituire depauperamento patrimoniale e integrano la bancarotta fraudolenta per distrazione; non conta soltanto l'entità numerica ma la destinazione delle risorse e l'effetto sul patrimonio
  • L'elemento soggettivo richiesto per la bancarotta fraudolenta per distrazione è il dolo generico: non è necessario dimostrare la consapevolezza dello stato di insolvenza o l'intento specifico di danneggiare i creditori, ma la volontà di destinare il patrimonio a fini non compatibili con la garanzia delle obbligazioni
  • Il principio del ne bis in idem processuale richiede l'identità storico-naturalistica del fatto (triade condotta-nesso causale-evento) per escludere un nuovo giudizio; la mera corrispondenza formale di atti o l'uso delle stesse fatture in procedimenti diversi non è di per sé sufficiente
  • I reati tributari (es. emissione o uso di fatture inesistenti, omesso versamento IVA) e i reati fallimentari possono coesistere ma sono strutturalmente distinti: i primi sono spesso reati di condotta/perfezionamento amministrativo con dolo specifico, i secondi sono reati di pericolo concreto volti a proteggere il patrimonio dei creditori
  • Nella determinazione della pena il giudice di merito ha ampia discrezionalità: la motivazione può essere anche sintetica se risulta comunque comprensibile e non arbitraria; benefici come la riabilitazione o precedenti devono essere valutati in concreto ma non determinano automaticamente un trattamento più favorevole

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