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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39677/2023 del 29/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Perugia che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione proposta avverso il decreto del magistrato di sorveglianza di Spoleto. Turiano sosteneva che il provvedimento del magistrato, avendo rimesso alla Direzione dell'Istituto la decisione sull'istanza di colloqui visivi da remoto in considerazione della posizione giuridica del detenuto, fosse impugnabile come atto decisorio e che quindi il Presidente del Tribunale non potesse dichiararne l'inammissibilità de plano, dovendo il collegio esaminare la questione; denunciava violazioni di norme processuali (artt. 581, 591, 179 cod. proc. pen.) e di norme penitenziarie (art. 70 L. 26/7/1975 n. 354) e vizi di motivazione

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto corretta la declaratoria di inammissibilità assunta de plano dal Presidente ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., perché il provvedimento del magistrato di sorveglianza era interlocutorio e non decisorio (si limitava a rimandare alla Direzione dell'Istituto la valutazione sulla posizione giuridica del detenuto), sicché mancavano i requisiti di impugnabilità immediata. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende per i profili di colpa connessi alla proposta impugnazione

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Riferimento alle norme generali sull'impugnazione in materia di esecuzione e sorveglianza; richiamata come richiamo procedurale dalla difesa ma non ritenuta idonea a caratterizzare come decisorio il provvedimento impugnato

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Norma sulle impugnazioni nel procedimento esecutivo; citata dal ricorrente ma la Corte ha valutato che il provvedimento contestato non fosse impugnabile in via immediata

  • art. 70, L. 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Riferimento alla disciplina dei rapporti e dei colloqui dei detenuti; utilizzata per inquadrare la materia sostanziale della istanza ma non sufficiente a rendere decisorio il rimando alla Direzione

  • art. 179 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in ordine alla competenza e funzione del magistrato di sorveglianza; la Corte non ha ritenuto che l'applicazione di questa norma trasformasse l'atto impugnato in un provvedimento decisorio

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che legittima la declaratoria d'inammissibilità 'de plano' per manifesta infondatezza quando l'istanza manca dei requisiti previsti dalla legge e tale carenza non richiede accertamenti di fatto o valutazioni discrezionali; applicata dalla Corte per dichiarare inammissibile il ricorso

  • Giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 32279 del 29/03/2018, "Focoso", Rv. 273714)

    Precedente secondo cui il decreto di inammissibilità per manifesta infondatezza può essere emesso de plano solo se manca requisito di legge e la constatazione di tale mancanza non richiede accertamenti cognitivi; richiamata dalla Corte come principio applicabile al caso

  • Riferimento a decisione ("Corte ... n. 186 del 2000")

    Richiamata dalla Corte con riguardo alla possibilità di sanzionare proposte impugnazioni colpevoli; motivazione della condanna pecuniaria a favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Un provvedimento del magistrato di sorveglianza che si limiti a 'rimettere' una questione alla Direzione dell'Istituto (ossia un atto interlocutorio senza contenuto decisorio) non è impugnabile immediatamente: l'impugnazione può essere dichiarata inammissibile perché manca il requisito della decisorietà
  • Il Presidente del collegio può dichiarare l'inammissibilità 'de plano' ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., quando l'istanza manca dei requisiti posti dalla legge e tale mancanza è evidente senza necessità di accertamenti di fatto o valutazioni discrezionali
  • Prima di proporre ricorso in materia di esecuzione e sorveglianza è utile verificare che il provvedimento impugnato sia realmente decisorio e abbia effetto immediato sui diritti del detenuto; in caso contrario conviene attendere un eventuale diniego definitivo o altro atto decisorio
  • La mancata prospettazione di elementi idonei a dimostrare la decisorietà dell'atto espone il ricorrente al rischio di inammissibilità e, se l'impugnazione è ritenuta colpevole, a sanzioni pecuniarie a favore della Cassa delle ammende
  • Per aumentare le probabilità di ammissibilità, l'impugnazione dovrebbe documentare e argomentare concretamente in che modo il provvedimento produce effetti pregiudizievoli immediati e irrimediabili sui diritti del detenuto, o dimostrare che l'atto non è meramente interlocutorio
  • Se si ritiene che il Presidente abbia errato nel dichiarare l'inammissibilità de plano, occorre comunque focalizzare il ricorso su profili di diritto che dimostrino la necessità di accertamenti o valutazioni collegiali, altrimenti la declaratoria de plano è normalmente confermata

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