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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34499/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania del 13/02/2024 che aveva dichiarato non doversi procedere per difetto della condizione di procedibilità (mancata querela) in relazione al reato di furto di energia elettrica (art. 624, 625 n.2 c.p.). Il Procuratore Generale ha dedotto errata applicazione della legge penale sostenendo che, alla luce delle modifiche introdotte dal d.lgs. n.150/2022, il reato rimane procedibile d'ufficio quando sussista l'aggravante di cui all'art. 625 n.7 (bene destinato a pubblico servizio) e che tale aggravante era comunque contestata nel capo di imputazione (descrizione dell'allaccio alla rete del gestore e manomissione del contatore), sicché la decisione del Tribunale di ritenere tardiva la modifica era erronea.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha esaminato la questione della "contestazione in fatto" delle circostanze aggravanti richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Sorge) e ha concluso che, sebbene l'aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio sia di natura valutativa, può essere efficacemente contestata anche tramite una descrizione fattuale univoca (ad es. allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore e manomissione del misuratore). Nel caso di specie il capo di imputazione conteneva elementi tali da rendere manifesta la contestazione dell'aggravante; pertanto il Tribunale ha errato nell'escludere la procedibilità d'ufficio per mancanza di querela. La sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Catania per il prosieguo.

Norme richiamate

  • Codice Penale - art. 624

    Norma che qualifica il reato di furto; contestata la fattispecie base del reato oggetto del procedimento.

  • Codice Penale - art. 625 n.2

    Comma che disciplina le circostanze aggravanti per il furto (tra cui la violenza sulle cose tramite manomissione del contatore), richiamato come riferimento della imputazione.

  • Codice Penale - art. 625 n.7

    Aggravante per il furto quando il bene sottratto è destinato a pubblico servizio; cruciale perché, se contestata, mantiene la procedibilità d'ufficio nonostante la novella sul regime di procedibilità.

  • Codice Penale - art. 625 n.7-bis

    Aggravante riferita alla sottrazione di beni afferenti a servizi pubblici gestiti in regime di concessione; richiamata nella ricostruzione normativa sulle fattispecie di pubblico servizio.

  • Decreto Legislativo n. 150 del 2022

    Novellazione del regime di procedibilità per alcuni furti introducendo la procedibilità a querela di parte salvo ricorrenza di specifiche aggravanti (quali l'art. 625 n.7), centrale nel motivo di impugnazione.

  • Codice di Procedura Penale - art. 417 comma 1 lett. b)

    Stabilisce che la richiesta di rinvio a giudizio deve enunciare in forma chiara e precisa il fatto e le circostanze aggravanti; richiamato per valutare i limiti della contestazione in fatto.

  • Codice di Procedura Penale - artt. 516-521

    Disciplinano le modifiche dell'imputazione in dibattimento e la correlazione tra imputazione e sentenza; il loro ambito è stato richiamato per distinguere modifiche del fatto da circostanze aggravanti e per chiarire i poteri del giudice.

  • Codice di Procedura Penale - art. 129

    Regola sul potere di interpretazione del giudice in relazione al capo di imputazione; citata per criticare l'uso errato fatto dal Tribunale nel caso concreto.

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione - sentenza Sorge n. 24906 del 18/04/2019

    Sez. U n. 24906 del 18/04/2019

    Principio secondo cui la contestazione "in fatto" delle aggravanti è ammessa purché l'imputazione riporti in modo sufficientemente chiaro e preciso gli elementi di fatto che integrano la circostanza, con distinzione tra aggravanti "autoevidenti" e quelle di natura valutativa che richiedono maggiore determinazione o espressioni evocative.

Massime di principio

  • La contestazione in fatto di un'aggravante valutativa (es. bene destinato a pubblico servizio) è ammessa solo se il capo di imputazione descrive in modo chiaro e preciso gli elementi fattuali che consentono all'imputato di comprendere e difendersi; non è sufficiente un generico riferimento all'oggetto del furto.
  • Quando l'aggravante incide sul regime di procedibilità (d'ufficio vs a querela), il pubblico ministero deve o contestarla formalmente o fornire nel capo di imputazione una descrizione fattuale univoca (es. allaccio alla rete dell'ente gestore, manomissione del misuratore) che renda evidente la destinazione del bene a servizio pubblico.
  • Se il giudice ritiene che la contestazione dell'aggravante non sia stata sufficientemente formulata, non può trattare il reato come procedibile d'ufficio: deve richiedere integrazioni al pubblico ministero o, se necessario, disporre la restituzione/trasmissione degli atti per la regolarizzazione dell'imputazione nei limiti previsti dalle norme sul mutamento dell'imputazione.
  • In presenza di dubbi sulla natura "autoevidente" o "valutativa" dell'elemento aggravante, andrà effettuata una valutazione caso per caso; per le ipotesi che determinano diritti difensivi rilevanti (pena, prescrizione, misure), la descrizione fattuale richiesta dall'imputazione deve essere più circostanziata.
  • Per l'imputato e il difensore, è strategico contestare tempestivamente la mancanza di una chiara contestazione dell'aggravante quando questa incide sul regime di procedibilità o sulle conseguenze processuali, chiedendo al giudice chiarimenti o integrazioni all'imputazione.

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