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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15180/2023 del 11/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato le istanze di affidamento in prova e di detenzione domiciliare. Primo motivo: vizio di motivazione nel diniego dell'affidamento in prova, sostenendo che le frequentazioni contestate con pregiudicati erano giustificate dall'attività lavorativa e che il trattenersi oltre l'orario fosse solo eccesso di zelo e non indice di ripresa di attività delittuose; chiedeva quindi una rivalutazione del percorso rieducativo effettivamente avviato. Secondo motivo: assenza di motivazione nel rigetto della detenzione domiciliare.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Quanto al primo motivo, la Corte lo considera infondato perché il ricorso si limita a una rivalutazione di fatti e circostanze già minuziosamente ricostruiti e motivati dall'ordinanza impugnata, la quale ha ritenuto provate ripetute violazioni delle prescrizioni e quindi l'immeritevolezza del condannato rispetto alla misura alternativa che richiede massima affidabilità. Quanto al secondo motivo, la Corte lo dichiara privo di interesse perché, nel frattempo, il ricorrente era stato ammesso all'esecuzione della pena al domicilio ai sensi della legge n.199/2010, misura sostanzialmente equivalente alla detenzione domiciliare. Viene inoltre condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 678, comma 1-ter, cod. proc. pen.

    La norma è richiamata come base per la precedente ammissione provvisoria del ricorrente a una misura più ampia; la Corte valorizza che tale ammissione richiede rispetto delle prescrizioni e conformità agli obblighi, la violazione dei quali giustifica il diniego definitivo.

  • art. 47, legge 26 luglio 1975, n. 354

    L'art. 47 (norme sul trattamento e sulle misure alternative) è interpretato come postulante la 'massima affidabilità' del beneficiario dell'affidamento in prova, motivo per cui ripetute violazioni delle prescrizioni rendono incompatibile l'accesso alla misura.

  • legge 26 novembre 2010, n. 199

    La legge è richiamata per giustificare che l'ammissione all'esecuzione della pena al domicilio prevista da tale norma ha contenuto sostanzialmente analogo alla detenzione domiciliare dell'ordinamento penitenziario, rendendo privo di interesse il motivo relativo al diniego di detenzione domiciliare.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    L'art. 616 viene applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali conseguente al rigetto del ricorso in Cassazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per la mera rivalutazione di fatti: se l'impugnazione si limita a riproporre una differente valutazione delle stesse circostanze dettagliatamente motivate dal giudice di merito, il ricorso è infondato.
  • Le misure alternative all'esecuzione detentiva che richiedono 'massima affidabilità' (es. affidamento in prova) comportano rigidi criteri di giudizio: violazioni ripetute delle prescrizioni e frequentazioni con soggetti pregiudicati possono legittimamente portare al diniego.
  • Se, durante il giudizio di impugnazione, il ricorrente ottiene una misura sostanzialmente equivalente (p.es. esecuzione della pena al domicilio), il motivo relativo al diniego della detenzione domiciliare può diventare privo di interesse e quindi improcedibile.
  • In situazioni analoghe, il difensore deve fornire elementi concreti e probatori sul rispetto delle prescrizioni e sul percorso rieducativo (certificazioni lavorative, testimonianze verificabili, documenti su partecipazione a programmi rieducativi) per contrastare efficacemente accuse di inaffidabilità.
  • La motivazione del provvedimento del giudice di merito è cruciale: per avere successo in Cassazione non basta enunciare contrasti fattuali, è necessario dedurre vizi di motivazione come illogicità, contraddittorietà o manifesta incompletezza della valutazione.

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