Cassazione Penale, Sentenza n. 36023/2022 del 23/09/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Bari aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Foggia per plurimi reati ex art. 617-bis c.p., ma nel dispositivo aveva disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il Tribunale di Foggia anziché, come sostenuto dal pubblico ministero ricorrente, trasmettere direttamente gli atti al giudice monocratico competente del Tribunale di Foggia. Il Procuratore di Foggia ha impugnato la statuizione accessoria denunciandone l'abnormità e il rischio di indebita regressione e stasi del procedimento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: ha ritenuto errata e abnorme la parte della sentenza che ordinava la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il Tribunale di Foggia, invece che al giudice monocratico territorialmente competente presso lo stesso Tribunale. Ha annullato senza rinvio la decisione impugnata e ha ordinato la trasmissione degli atti al giudice monocratico del Tribunale di Foggia (salvo che dagli atti completi non emergano diverse modalità), richiamando la giurisprudenza della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite secondo cui, nei procedimenti per reati di competenza distrettuale e nel medesimo distretto, non è necessaria la regressione del procedimento e gli atti devono passare direttamente al giudice competente per il dibattimento.
Norme richiamate
Natura del reato contestato (uso di inibitori di frequenza per commettere rapine e altri reati); è il fatto-reato per cui si procede e che ha determinato la valutazione di competenza distrettuale.
art. 51, comma 3-quinquies, cod. proc. pen.
Individua la competenza distrettuale per taluni reati e incide sull'individuazione dell'ufficio del pubblico ministero competente nelle fasi delle indagini e dell'udienza preliminare; la Corte lo legge come elemento che limita la necessità di regressione del procedimento nella fase di passaggio al dibattimento.
art. 328, comma 1-quater, cod. proc. pen.
Regola la competenza del giudice dell'udienza preliminare nel distretto per i reati di competenza distrettuale; è richiamato per spiegare come il giudice dell'udienza preliminare competente sia quello del capoluogo distrettuale.
art. 51, comma 3-bis e art. 5, comma 1, lett. d-bis, cod. proc. pen.
Norme riferite ai reati di competenza della Corte d'assise e, per analogia, ai reati di competenza distrettuale: la giurisprudenza ha stabilito che, in tali ipotesi, la trasmissione degli atti avviene direttamente al giudice competente per il dibattimento evitando la regressione del procedimento.
art. 328, comma 1-bis, cod. proc. pen.
Prevede, nelle ipotesi di competenza distrettuale, l'individuazione del giudice dell'udienza preliminare competente per l'intero distretto; contribuisce alla conclusione che la trasmissione deve essere al giudice e non al pubblico ministero.
art. 28 e art. 30, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamati come rimedi e strumenti previsti nel sistema per contestare questioni di competenza: indicano le procedure ordinarie cui il pubblico ministero può ricorrere, ma non consentono di rimediare efficacemente alla statuizione accesoria che impone la trasmissione al PM invece che al giudice.
art. 33-sexies cod. proc. pen.
Citato nella giurisprudenza di riferimento sulle ipotesi in cui un provvedimento impone al PM attività processuali contrarie alla legge; utilizzato per analogia nell'analisi dell'abnormità.
sentenza Corte Costituzionale n. 104 del 2001
Principio secondo cui, per i reati conferiti alla competenza distrettuale, non opera la necessità di trasmettere gli atti al pubblico ministero che ha svolto le indagini quando si tratta di passare al giudice competente del medesimo distretto; evita regressione e duplicazione dell'udienza preliminare.
Sezioni Unite Corte di Cassazione, sent. n. 39746 del 2017
Conferma il principio che il Tribunale del capoluogo del distretto che dichiari incompetente per materia deve trasmettere gli atti direttamente al giudice competente per il dibattimento (es. Corte d'assise) e che la regressione del procedimento non è necessaria se il giudice competente è nello stesso distretto.
Giurisprudenza di Sezioni Unite sulla abnormità (es. sent. Fenucci, Toni, Battistella)
Delimita il concetto di abnormità: è configurabile quando il provvedimento, pur non nullo, impone al PM un adempimento illegittimo o determina una stasi processuale non altrimenti superabile; qui la Corte l'ha ritenuta sussistente perché la trasmissione al PM avrebbe imposto una regressione e atti contrari alla legge.
Massime di principio
- Se un giudice dichiara incompetenza territoriale a favore di un altro Tribunale appartenente allo stesso distretto per reati di competenza distrettuale, gli atti devono essere trasmessi in via orizzontale al giudice territorialmente competente presso il Tribunale destinatario e non al pubblico ministero di quel Tribunale.
- La trasmissione degli atti al pubblico ministero, quando impedisca il normale proseguimento del processo o renda necessaria una regressione che obbliga il PM a compiere atti contra legem, può configurare abnormità del provvedimento e legittimare il ricorso per cassazione.
- La categoria dell'abnormità è eccezionale: richiede che il provvedimento non sia altrimenti impugnabile e determini una stasi o l'obbligo per il pubblico ministero di compiere atti nulli o illegittimi; non basta un mero errore di merito.
- Il pubblico ministero non ha strumenti pratici per 'rivedere' o ignorare una statuizione giudiziale sbagliata e la corretta prassi è impugnare il vizio (anche in Cassazione) quando la statuizione accessoria rende impossibile il regolare proseguimento del procedimento.
- Per evitare violazioni del principio della ragionevole durata del processo e duplicazioni dell'udienza preliminare, occorre attenersi alle indicazioni della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite quando si tratta del passaggio dalle fasi preliminari al dibattimento per reati di competenza distrettuale.
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