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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07395/2026 del 24/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale)

La controversia

Il condannato aveva chiesto l'ammissione alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, ma il Tribunale di sorveglianza di Cagliari aveva rigettato l'istanza con ordinanza del 30 gennaio 2025. Il rigetto era stato fondato, secondo la motivazione richiamata nella sentenza di legittimità, sulla relazione di sintesi dell'équipe di osservazione, che evidenziava l'indisponibilità della famiglia a fornire supporto al condannato, i suoi numerosi precedenti e la necessità di proseguire il programma trattamentale, nonché su informazioni di polizia negative relative al datore di lavoro. Nel ricorso per cassazione la difesa ha dedotto, in sintesi, che: a) il Tribunale non avrebbe considerato gli elementi positivi emergenti dalla relazione di sintesi; b) avrebbe erroneamente valorizzato la scarsa moralità del datore di lavoro, mentre l'ordinanza si riferiva in realtà ai precedenti penali e alla contiguità con la criminalità organizzata; c) avrebbe illegittimamente attribuito rilievo all'indisponibilità dei familiari, cioè di terzi, nonostante la prognosi favorevole sull'affidamento possa dipendere anche dalle risorse familiari disponibili per il percorso rieducativo esterno.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale di sorveglianza fosse congrua e che le censure del ricorrente non scalfissero la decisione, perché gli elementi positivi della relazione erano stati già considerati ma ritenuti recessivi; perché l'ordinanza non esprimeva giudizi etici sul datore di lavoro, bensì valorizzava i suoi precedenti penali e la contiguità con ambienti criminali; e perché il rilievo attribuito alla mancata disponibilità familiare era coerente con la valutazione prognostica sull'idoneità dell'affidamento in prova. La doglianza, in sostanza, mirava solo a ottenere una diversa lettura del materiale fattuale, non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    È la misura alternativa richiesta dall'istante; la Corte ne richiama la natura di percorso rieducativo esterno che presuppone una prognosi favorevole e la disponibilità di risorse idonee al suo buon esito.

  • art. 616 c.p.p.

    È la base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità contro il diniego di affidamento in prova al servizio sociale, non è censurabile con successo la mera richiesta di una rivalutazione del compendio fattuale, quando il giudice di sorveglianza abbia esaminato gli elementi positivi e negativi e abbia espresso una motivata prognosi sfavorevole.
  • La valutazione sull'idoneità dell'affidamento in prova può legittimamente considerare non solo il comportamento del condannato, ma anche il contesto esterno di supporto, incluse le risorse familiari e la credibilità dell'ambiente lavorativo di riferimento.
  • La motivazione del diniego è adeguata quando il giudice di sorveglianza valorizza, in chiave prognostica, precedenti penali, esigenze trattamentali residue e assenza di un supporto familiare concreto, senza essere tenuto a dare prevalenza agli elementi favorevoli se li reputa recessivi.
  • Quando il ricorso per cassazione si limita a contrapporre una lettura alternativa dei fatti a quella accolta dal giudice di merito, esso è inammissibile perché sollecita un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMisure alternative
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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