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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8383/2022 del 11/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 28/04/2021 con la quale il giudice dell'esecuzione aveva riconosciuto la continuazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p. tra ventuno sentenze di condanna e aveva rideterminato la pena complessiva. La ricorrente deduce inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, in particolare violazione dell'art. 81 c.p., sostenendo che la pena risultante eccede il limite del triplo della pena stabilita per la violazione più grave.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Catania per un nuovo giudizio. Il Collegio ha rilevato che il giudice dell'esecuzione aveva rideterminato la pena complessiva in anni 13 e 5 mesi di reclusione e 10.000 euro di multa partendo dalla pena base di anni 3 e 1.500 euro di multa per il reato ritenuto il più grave (art. 648 commesso a Misterbianco il 3/6/2010), senza rispettare il limite del triplo previsto dall'art. 81 c.p. e senza correttamente scorporare le pene già unificate in precedenza. La Corte ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (Sez. U n. 28659/2017) e la necessità, in sede di esecuzione, di coniugare il criterio dell'art. 671 c.p.p. con il limite del triplo di cui all'art. 81 c.p., procedendo allo scorporo delle pene precedentemente cumulate prima di individuare il reato piu' grave e applicare gli aumenti.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Limite del triplo della pena stabilita per la violazione più grave: il giudice dell'esecuzione deve rispettare questo limite anche quando riconosce la continuazione o il concorso formale in sede esecutiva.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina della continuazione in sede esecutiva: il giudice deve calcolare la pena risultante senza superare la somma delle pene inflitte con le singole sentenze/decreti; va coordinato con il limite dell'art. 81 c.p.

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Rv. 270073)

    Principio di diritto richiamato: nel riconoscimento del concorso formale o della continuazione in sede esecutiva il giudice deve rispettare sia il criterio dell'art. 671 c.p.p. sia il limite del triplo previsto dall'art. 81 c.p.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 21424 del 19/03/2019; Sez. 1, n. 38244 del 13/10/2010; Sez. 1, n. 49748 del 15/12/2009; Sez. 1, n. 4911 del 15/01/2009)

    Principio secondo cui l'individuazione del reato piu' grave, sulla quale calcolare gli aumenti per i reati satellite, deve essere fatta dopo aver scorporato le pene di ciascun reato precedentemente unificato sotto la continuazione, anche in sede di esecuzione.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, il riconoscimento della continuazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p. deve rispettare sia il criterio del cumulo previsto dallo stesso articolo sia il limite del triplo previsto dall'art. 81 c.p.
  • Prima di individuare la violazione piu' grave su cui calcolare gli aumenti, il giudice deve scorporare le pene già unificate in precedenza per evitare che un cumulo pregresso faccia risultare un aumento che oltrepassi il limite del triplo.
  • Se la pena complessiva determinata in esecuzione supera i limiti di legge (es. art. 81), l'ordinanza del giudice dell'esecuzione è annullabile e il procedimento va rinviato per nuovo calcolo conforme ai principi di diritto richiamati.
  • Chi impugna in una situazione analoga dovrebbe contestare sia la violazione formale delle norme di calcolo (art. 671 c.p.p.) sia l'eccesso rispetto al limite del triplo dell'art. 81 c.p., richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite.
  • Nella ricalcolazione delle pene, il giudice deve considerare la somma delle pene inflitte con ciascuna sentenza e applicare gli eventuali aumenti solo dopo lo scorporo delle precedenti unificazioni, per non determinare un cumulo illegittimo.

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