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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37197/2022 del 03/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello di Catanzaro che aveva riconosciuto a favore di Sergio Gallia il diritto alla riparazione ex art. 314 c.p.p. per la detenzione subita in un procedimento in cui Gallia era stato assolto (reato di cui all'art. 74 DPR 309/1990). L'impugnazione si fondava su due censure: (1) omissione della verifica, anche d'ufficio, della "fungibilità" del periodo di custodia cautelare con successiva pena definitiva per fatti connessi (Gallia era stato arrestato in flagranza il 14/05/2013 per due episodi di traffico di marijuana e condannato in via definitiva dalla Corte d'Appello di Bari il 20/11/2014), con conseguente possibile esclusione del diritto alla riparazione ai sensi dell'art. 314, comma 4 c.p.p. e art. 657 c.p.p.; (2) errata valutazione dell'insussistenza della colpa grave/dolo: il Procuratore sosteneva che le modalità investigative (uso di nickname, blackberry, massicce quantità di droga, linguaggio convenzionale) erano idonee a configurare un comportamento doloso o di colpa grave e a creare l'apparenza del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'Appello di Catanzaro per nuovo esame. La Cassazione ha ritenuto fondate entrambe le censure: la Corte della riparazione non ha verificato ex officio se parte della detenzione fosse stata computata ai fini di una pena definitiva o fosse risultata coperta da altro titolo (condizione ostativa prevista dall'art. 314 c.p.p.), e la motivazione sulla assenza di colpa grave era manifestamente carente perché ha confuso la valutazione sul merito (assoluzione per mancata prova della "affectio socitatis") con la valutazione autonoma, ex ante, richiesta per stabilire se il comportamento del detenuto avesse creato l'apparenza di reato (colpa grave o dolo). Di conseguenza la decisione è annullata con rinvio perché il giudice della riparazione compia gli accertamenti necessari conformemente ai principi richiamati.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; il comma 4 esclude la riparazione per la parte della custodia cautelare computata ai fini della determinazione della pena o sofferta in relazione ad altro titolo. Il giudice della riparazione deve verificare anche d'ufficio l'esistenza di tali condizioni ostative.

  • art. 657 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di compatibilità/fungibilità dei periodi di detenzione rispetto a pene definitive; la Corte deve valutare se il periodo cautelare sia stato compensato o computato in relazione a una condanna definitiva.

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sostanziale contestata (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti); qui citata quale fattispecie oggetto del procedimento in cui Gallia era stato assolto.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione deve verificare ex officio se la custodia cautelare sia stata computata ai fini di una pena o sia stata sofferta in relazione ad altro titolo: se sussiste tale sovrapposizione, la riparazione è esclusa per quella parte di detenzione.
  • La verifica della "colpa grave" o del dolo ai fini dell'esclusione del diritto alla riparazione è autonoma rispetto al giudizio di merito: non si esamina se l'imputato sia penalmente responsabile, ma se il suo comportamento abbia creato, ex ante, un'apparenza grave di reato che abbia concorso alla adozione o al mantenimento della misura cautelare.
  • Nella valutazione della condotta ostativa il giudice può considerare tutti gli elementi probatori disponibili nelle indagini (salvo esclusione espressa in dibattimento) e deve motivare adeguatamente l'idoneità delle frequentazioni, comunicazioni o comportamenti a integrare un quadro indiziario grave.
  • Se il giudice della riparazione omette accertamenti rilevanti (es. fungibilità con pena definitiva o analisi autonoma della colpa grave), la decisione è annullabile e il provvedimento va rinviato per nuovo esame conforme ai principi richiamati.

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