Cassazione Penale, Sentenza n. 48301/2022 del 20/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Le ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la loro istanza di revoca del sequestro preventivo gravante sulla S.r.l. Santa Teresa Chiaia C21. Hanno sostenuto che il vincolo reale era ingiustificato e pregiudicava ingiustamente le socie (che detenevano insieme il 50% del capitale), poiché il presunto schema fraudolento riguardava la Molino Immobiliare S.r.l. (titolare dell'altro 50%) e non la società sequestrata; hanno contestato il periculum in mora e rilevato che la presenza di un amministratore giudiziario della Molino avrebbe escluso il rischio di reiterazione del reato
La decisione
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per essere stati proposti con motivo generico e non consentito in Cassazione. Ha ritenuto che il sindacato in sede di legittimità sulle ordinanze di riesame di misure reali è limitato alla verifica di violazioni di legge, e quindi sussiste in ammesso solo l'ipotesi di mancanza assoluta di motivazione o di motivazione meramente apparente. Nel caso concreto il Tribunale di Napoli aveva fornito motivazione adeguata, richiamando il legame coniugale tra le ricorrenti e gli indagati e l'inserimento della società nell'aggregato societario collegato alla Molino Immobiliare, ritenuta caposaldo delle operazioni fittizie. La Corte ha inoltre richiamato il principio per cui il sequestro impeditivo può colpire beni di terzi quando la loro disponibilità possa favorire la prosecuzione del reato; lo stato di buona fede del terzo rileva solo se il sequestro è funzionale alla confisca (art. 321, comma 2 c.p.p.). Conseguentemente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili; le ricorrenti sono state condannate alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 ciascuna in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Riferimento alla tipologia di reato contestato nel procedimento principale; non utilizzata come norma processuale decisiva nel motivo di cassazione
Richiamato per distinguere la rilevanza della buona fede del terzo: lo stato di buona fede rileva ai fini del sequestro disposto in vista della confisca (comma 2), non invece automaticamente per i sequestri impeditivi
art. 325, comma 1 cod. proc. pen.
Limitazione del sindacato della Cassazione sulle ordinanze di riesame in materia di misure reali alla sola verifica di violazione di legge (in pratica: mancanza assoluta di motivazione o motivazione meramente apparente)
Norma applicata per la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria (cassa delle ammende) in caso di ricorso inammissibile con profili di colpa
Massime di principio
- In Cassazione contro ordinanze di riesame su misure reali il controllo è strettamente limitato a violazioni di legge: per ottenere l'accoglimento occorre dimostrare la mancanza assoluta di motivazione o una motivazione meramente apparente, non il semplice dissenso sulla valutazione dei fatti.
- Il sequestro preventivo impeditivo può colpire anche beni di terzi quando la loro libera disponibilità possa favorire la prosecuzione o l'aggravamento del reato; la titolarità estranea non garantisce automaticamente il dissequestro.
- Lo stato di buona fede del terzo è rilevante soprattutto quando il sequestro è disposto in funzione di futura confisca (art. 321, comma 2 c.p.p.); in assenza di tale quadro la buona fede non impedisce necessariamente il sequestro impeditivo.
- Per impugnare con efficacia una misura reale è strategico formulare motivi specifici di diritto (es.: vizi di motivazione oggettivamente riscontrabili, violazioni di norme procedurali) e non solo critiche sulla valutazione della prova o sulla scelta discrezionale del giudice.
- Quando il vincolo colpisce quote societarie occorre provare concretamente l'assenza di collegamento tra la disponibilità delle quote e il rischio di reiterazione del reato (ad es. dimostrare che l'amministrazione giudiziaria o altri strumenti escludono ogni possibilità di uso illecito).
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