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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22646/2024 del 05/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Palermo del 05/04/2023 contestando: l'affermazione della responsabilità per partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) o, in alternativa, la qualificazione come favoreggiamento; la sussistenza e riferibilità dell'aggravante "associazione armata" (4° comma art. 416-bis); la corretta qualificazione e punibilità temporale con riferimento alla più severa cornice sanzionatoria introdotta dalla legge n. 69/2015 (ossia se la partecipazione si sia protratta oltre il 2014); la fondatezza dell'estorsione contestata a carico di Manzo; vizi di motivazione e omissione sulla valutazione delle intercettazioni e delle prove; la prescrizione dei reati ascritti ad Adamo e Genna prima del primo atto interruttivo dell'azione penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha deciso in modo differenziato: - ADAMO Antonino e GENNA Vito: la sentenza impugnata è annullata senza rinvio per estinzione del reato per prescrizione (i reati si sono prescritti prima del primo atto interruttivo, esercizio dell'azione penale del 19/02/2021). - CALCAGNO Giuseppe e MANZO Marco: la Corte ha dichiarato manifestamente infondati molti motivi diretti a rimettere in discussione la valutazione di merito (in particolare valutazione delle intercettazioni e riconoscimento della partecipazione mafiosa), confermando la sostanza dell'accertamento di responsabilità; tuttavia ha ritenuto fondato il motivo secondo cui, essendo la contestazione associativa "chiusa" e riferita a un periodo che termina pressoché nel 2014, l'accusa doveva provare la persistenza della partecipazione fino all'entrata in vigore della legge n. 69/2015 (che ha aggravato la cornice sanzionatoria). Per tale ragione la Corte ha annullato in parte la decisione relativa alla quantificazione della pena applicata ai due imputati e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo per la nuova determinazione della cornice edittale e della pena in relazione alla cessazione temporale della partecipazione.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'associazione di tipo mafioso; la Corte ricorda che la partecipazione si concreta nello stabile inserimento e nella "messa a disposizione" del sodalizio. Il 4° comma (associazione armata) è interpretato come aggravante riferibile anche quando le armi siano materialmente nella disponibilità di singoli sodali, posto che è sufficiente la disponibilità dell'organizzazione e la consapevolezza dei partecipi

  • legge n. 69 del 27/5/2015

    Modifica in peius della cornice sanzionatoria per il reato associativo; la Corte afferma che, se la contestazione è "chiusa" e abbraccia periodi anteriori e successivi alla novella, l'accusa deve dimostrare la persistenza della partecipazione fino al periodo in cui la nuova disciplina si applica

  • art. 378 cod. pen.

    Norma relativa al favoreggiamento personale; qui applicata con aggravante delle finalità di agevolazione mafiosa per i reati contestati ad Adamo e Genna

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte richiama i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione (lett. b ed e) e la necessità che i ricorsi siano autosufficienti e puntuali

  • art. 160 cod. pen.

    Richiamato indirettamente per la determinazione del termine di prescrizione e del primo atto interruttivo; la Corte utilizza il criterio che individua l'esercizio dell'azione penale come primo atto interruttivo rilevante

  • art. 445 cod. proc. pen.

    Citato nella discussione relativa all'incidenza di precedenti condanne estinte sul riconoscimento della sospensione condizionale: la Corte ha valutato la rilevanza delle precedenti vicende ai fini del beneficio richiesto

Massime di principio

  • La Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione delle prove: le critiche sulla valutazione delle intercettazioni sono ammissibili in sede di legittimità solo se si dimostra un travisamento macroscopico o una manifesta illogicità della motivazione
  • Se la contestazione del reato associativo è formulata in forma "chiusa" su un arco temporale che comprende la data di entrata in vigore di una norma peggiorativa, l'onere probatorio grava sull'accusa: deve dimostrare la persistenza della partecipazione fino alla data in cui la nuova disciplina si applica; in mancanza l'applicazione della più severa cornice è illegittima
  • L'aggravante prevista dal 4° comma dell'art. 416-bis (associazione armata) può essere ritenuta anche senza precisa individuazione di un deposito di armi: è sufficiente la disponibilità complessiva dell'organizzazione e la consapevolezza dei partecipi della esistenza di armi
  • La prescrizione si calcola sulla base della pena edittale massima aumentata dalle aggravanti applicabili: se il termine decorre e si esaurisce prima del primo atto interruttivo valido, il reato si estingue e la sentenza di condanna deve essere annullata senza rinvio
  • Le questioni processuali relative a violazioni costituzionali o della Convenzione EDU non possono essere sollevate in cassazione se non come motivo di legittimità costituzionale; la Cassazione non è competente a sindacare direttamente quelle violazioni salvo che non sia prospettata la questione di legittimità

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