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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12989/2024 del 28/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione contro la conferma della condanna per rapina aggravata e furto aggravato. La difesa deduce: (i) capo 5) errore in judicando e illogicità della motivazione per la mancata applicazione dell'attenuante di cui all'art. 114 c.p., sostenendo che deposizione della persona offesa e tracciamento GPS avrebbero confermato una versione alternativa e che la chiamata in correità del coimputato non sarebbe stata adeguatamente valutata; (ii) capo 6) vizio di motivazione sulla ritenuta consapevolezza della ricorrente circa le intenzioni del convivente, che la difesa ritiene implausibile; (iii) capi 7), 8), 9) vizio di procedura per mancata verifica della condizione di procedibilità delle querele/denunce, con rilievo che le denunce erano limitate e prive di delega alla proposizione di querela e che la Corte territoriale non avrebbe adeguatamente valutato tali limiti. In replica la difesa ha prodotto le denunce e le deleghe.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto che i primi due motivi sollevino censure non sindacabili in sede di legittimità perché consistono in una rivalutazione del fatto e della prova (vieta l'art. 606 c.p.p.). Ha confermato la ricostruzione di merito: la doppia valutazione conforme (primo e secondo grado) ha trovato riscontro nel tracciamento GPS, negli spostamenti delle utenze telefoniche e nella chiamata in correità del Conte; l'attenuante di cui all'art. 114 c.p. è stata esclusa correttamente perché il ruolo attribuito alla Bellavista non era "del tutto marginale" ma idoneo a facilitare l'offesa (es. accompagnamento alla rapina e funzione di supporto). Quanto ai capi 7-9, la Corte ha ritenuto non decisivo che le deleghe menzionassero la mera "denuncia", spiegando che, alla data degli atti, l'azione poteva essere promossa anche con denuncia e che, comunque, la giurisprudenza riconosce la legittimazione ad agire a chi detiene la "detenzione qualificata" del bene (responsabile del punto vendita, capo reparto, ecc.). Pertanto la condanna è stata confermata nella sostanza e il ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 114 Codice Penale

    L'attenuante della partecipazione di minima importanza è di stretta applicazione: richiede che il contributo del reo sia del tutto marginale e di trascurabile efficacia causale rispetto al reato; la semplice funzione di accompagnamento o di palo non è normalmente idonea a configurare la minima partecipazione.

  • art. 606 Codice di Procedura Penale

    Limita il sindacato in Cassazione ai motivi di diritto e ai vizi indicati dalla norma: non consente la rinnovazione del giudizio di merito né la rivalutazione globale delle evidenze probatorie.

  • art. 23, comma 8, D.L. 137/2020

    Norma richiamata nella trasmissione della requisitoria scritta dalla Procura Generale; riguarda modalità di trasmissione degli atti (richiesta/formalità procedurali per la requisitoria scritta).

  • D.Lgs. 150/2022 (cd. riforma "Cartabia") e DL 162/31.10.2022 convertito in L. 199/30.12.2022

    Hanno modificato la procedibilità di taluni reati (in particolare alcune fattispecie di furto) rendendoli procedibili a querela; nella vicenda ciò spiega la differenza tra la qualificazione degli atti (denuncia vs querela) a seconda della data degli atti e giustifica la valutazione delle deleghe conferite ai responsabili degli esercizi commerciali.

  • Giurisprudenza (Sez. U., n. 40354/2013, Sciuscio e altri precedenti richiamati)

    Principio consolidato: ai fini della legittimazione a proporre querela per furto non conta solo la titolarità formale ma anche la "detenzione qualificata" del bene (posizione di fatto di custodia/gestione), sicché responsabili, capi reparto o addetti alla sicurezza possono essere considerati persone offese e legittimati a esercitare l'azione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né rivaluta le prove: i motivi che consistono nella proposta di una ricostruzione alternativa dei fatti sono inammissibili o infondati in Cassazione.
  • L'attenuante della minima partecipazione (art. 114 c.p.) ha applicazione rigorosa: ruoli come accompagnare i rapinatori o garantire la fuga difficilmente sono considerati "minima partecipazione" in quanto incrementano l'efficacia del reato.
  • La cosiddetta "doppia conforme" (stessi esiti di primo e secondo grado) rafforza la stabilità della valutazione probatoria e rende più difficile il successo del ricorso per cassazione.
  • Sulle questioni di procedibilità dei reati a querela, rileva la data di entrata in vigore delle modifiche normative: deleghe e denunce predisposte prima della riforma possono comunque essere considerate idonee ad attivare l'azione, e la legittimazione del querelante può derivare anche dalla detenzione qualificata del bene, non solo dalla titolarità formale.
  • Per contestare la legittimazione o la validità formale di denunce/querela in Cassazione è necessario allegare e rendere disponibili gli atti (denunce, procure, deleghe) già in sede di ricorso, altrimenti la Corte non può esaminarli direttamente.
  • Le dichiarazioni di un coimputato che si autoincolpa o chiama in correità possono essere valorizzate se adeguatamente riscontrate da elementi tecnici indipendenti (es. tracciamento GPS, dati telefonici).

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