Cassazione Penale, Sentenza n. 36356/2026 del 15/10/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione penitenziaria)
La controversia
Il detenuto aveva proposto reclamo ex art. 35-bis ord. pen. per ottenere l’esecuzione di un’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano del 21 ottobre 2016, che autorizzava in via suppletiva un regime alimentare specifico rispetto a quello stabilito dall’amministrazione penitenziaria. Il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina, con decreto del 1° aprile 2026 emesso de plano, aveva dichiarato inammissibile il reclamo, ritenendo mancante la prova della violazione denunciata nell’attuale luogo di detenzione. Il difensore ha lamentato che il Tribunale non avesse acquisito, ai sensi dell’art. 666, comma 5, c.p.p., la documentazione utile a integrare il quadro probatorio e che fosse illegittimo dichiarare l’inammissibilità de plano ai sensi dell’art. 666, comma 2, c.p.p., poiché sarebbero necessari accertamenti istruttori e valutazioni. Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto, osservando la genericità del ricorso e l’assenza di indicazioni concrete sulla condotta di inottemperanza. La Cassazione ha rilevato che già il reclamo originario, pur richiamando l’ordinanza risalente a circa dieci anni prima e chiedendone l’adempimento, non indicava quali omissioni o iniziative dell’amministrazione avessero disatteso il provvedimento, né esponeva fatti suscettibili di verifica.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha precisato che la ragione non era la mancata prova dell’inottemperanza, come affermato nel decreto impugnato, bensì la carenza originaria di una specifica allegazione degli adempimenti concretamente disattesi dall’amministrazione penitenziaria: la doglianza era generica, assertiva e inverificabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La decisione impugnata proveniva dal Presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina; il reclamo era rivolto a ottenere l’esecuzione dell’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano del 21 ottobre 2016.
Norme richiamate
Antonio Caia ha proposto il reclamo ex art. 35-bis ord. pen., dichiarato inammissibile dal provvedimento impugnato, con un atto nel quale dichiarava di agire per l’esecuzione dell’ordinanza n. 2016/6234 emessa il 21/10/2016 nel procedimento SIUS 2016/7904 e, dopo aver riassunto i contenuti di tale provvedimento, risalente a circa dieci anni or sono, affermava che esso non aveva avuto adempimento.
Il reclamo volto a ottenere l’esecuzione di un provvedimento in materia penitenziaria deve prospettare in modo specifico la concreta inottemperanza denunciata; il mero richiamo al provvedimento e l’affermazione che non sia stato adempiuto non bastano.
L’assoluta genericità, assertività e inverificabilità della doglianza contenuta nel ricorso lo rendeva manifestamente infondato, non perché, come affermato nel provvedimento impugnato, manca la prova dell’inottemperanza, ma perché l’originaria istanza del detenuto in radice si presenta carente della necessaria specifica prospettazione di quali siano gli adempimenti in concreto disattesi dall’amministrazione penitenziaria.
La pronuncia de plano per inammissibilità è giustificata quando l’istanza originaria non espone specificamente i fatti e gli adempimenti che si assumono violati, rendendo la doglianza generica e non verificabile.
L’assoluta genericità, assertività e inverificabilità della doglianza contenuta nel ricorso lo rendeva manifestamente infondato, non perché, come affermato nel provvedimento impugnato, manca la prova dell’inottemperanza, ma perché l’originaria istanza del detenuto in radice si presenta carente della necessaria specifica prospettazione di quali siano gli adempimenti in concreto disattesi dall’amministrazione penitenziaria.
Il dovere di acquisire elementi utili all’istruzione non supplisce alla mancanza, nell’istanza, dell’allegazione specifica dei fatti costitutivi della violazione denunciata.
Massime di principio
- Nel reclamo volto a ottenere l’ottemperanza a un provvedimento penitenziario, il reclamante deve indicare quali specifici adempimenti siano stati omessi o disattesi e in che cosa consista concretamente la condotta dell’amministrazione; la mera affermazione che il provvedimento non è stato eseguito non integra un’allegazione sufficiente.
- La genericità e l’inverificabilità dell’istanza originaria possono giustificare la declaratoria de plano di inammissibilità: l’attività istruttoria del giudice non è diretta a supplire alla mancata specificazione dei fatti posti a fondamento della doglianza.
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