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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2717/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale per il riesame che aveva confermato la decisione della Corte d'appello che aveva dichiarato la perdita di efficacia della custodia cautelare per decorrenza dei termini. Il motivo di cassazione deduce violazione di legge (artt. 309, 310, 311, 649 c.p.p.) sostenendo che sul punto si era formato giudicato cautelare con l'ordinanza del Tribunale per il riesame del 16/12/2021 (non impugnata) e che un successivo mutamento dell'orientamento giurisprudenziale non poteva rimuovere l'efficacia preclusiva del giudicato cautelare (richiamo alle Sezioni Unite Librato).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore generale. Ha ritenuto infondato il motivo perché il ricorrente non ha contestato l'argomento decisivo del mutamento giurisprudenziale (sentenza Parrotta) secondo il quale l'ordinanza di sospensione dei termini adottata ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., non produce effetti nei confronti dell'imputato libero al tempo dell'adozione, essendo tale ordinanza inidonea a essere impugnata dal libero (difetto di interesse). La Corte ha affermato che il mutamento del diritto vivente (anche se non proveniente dalle Sezioni Unite) può integrare un elemento nuovo idoneo a rimuovere la preclusione del giudicato cautelare, specialmente quando la nuova interpretazione è funzionale alla tutela di diritti fondamentali; di conseguenza il Tribunale ha correttamente dichiarato la cessazione degli effetti della misura per decorrenza dei termini e il ricorso disciplinare è respinto.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. 309/1990

    Indica il reato associativo in materia di stupefacenti per il quale è stata applicata misura; citata per ricostruire il contesto fattuale e la complessità del procedimento.

  • art. 303 cod. proc. pen.

    art. 303, comma 1, lett. c), n. 2

    Disciplina il termine di custodia cautelare di fase (termine di fase annuale/ biennale) utilizzato dal Tribunale per il ricalcolo del termine della custodia.

  • art. 304 cod. proc. pen.

    art. 304, comma 2 e comma 6

    Prevede la sospensione dei termini di custodia cautelare per particolare complessità del procedimento; centrale la questione se la sospensione produca effetti nei confronti dell'imputato libero (orientamento mutato con sentenza Parrotta).

  • art. 407 cod. proc. pen.

    art. 407, comma 2, lett. a)

    Richiamato per individuare i reati la cui complessità può giustificare la sospensione dei termini; usato per motivare l'adozione dell'ordinanza di sospensione.

  • art. 297 cod. proc. pen.

    Richiamato nella giurisprudenza Librato in tema di retrodatazione e dell'efficacia preclusiva delle decisioni cautelari; contestato nel senso che il mutamento giurisprudenziale può costituire elemento nuovo per rimuovere la preclusione in casi particolari.

  • artt. 309 e 310 cod. proc. pen.

    art. 309, comma 2; art. 310, comma 2

    Norme sull'impugnazione delle misure cautelari e norme speciali per il latitante; la Corte ha osservato che la disciplina del latitante non è applicabile all'imputato libero che non ha potuto impugnare l'ordinanza di sospensione per mancanza di interesse.

  • art. 311 e art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamati nel motivo di ricorso come norme processuali pertinenti alle impugnazioni e alla revisione degli atti cautelari; la Corte ha esaminato la questione nel quadro della preclusione cautelare.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Citato nella giurisprudenza Beschi come articolo rispetto al quale il mutamento giurisprudenziale può costituire nuovo elemento di diritto idoneo a superare la preclusione, specie se connesso a tutela di diritti CEDU.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo - art. 7

    Rilevato in sede di bilanciamento per affermare che l'interpretazione giurisprudenziale (diritto vivente) può integrare elemento nuovo rilevante per rimuovere la preclusione se necessario a garantire il principio di legalità e diritti fondamentali.

Massime di principio

  • Il mutamento dell'orientamento giurisprudenziale può costituire elemento nuovo idoneo a superare la preclusione del giudicato cautelare quando abbia carattere di stabilità (diritto vivente) o sia funzionale alla tutela di diritti fondamentali.
  • L'ordinanza di sospensione dei termini adottata ex art. 304, comma 2, c.p.p., può non produrre effetti nei confronti dell'imputato che era libero al momento dell'adozione, perché tale imputato non ha interesse impugnatorio immediato; in tali ipotesi la successiva applicazione della misura non può essere usata per privarlo del diritto di impugnare.
  • La preclusione processuale nei procedimenti cautelari è meno rigida del giudicato sostanziale, e pertanto può essere superata con 'elementi nuovi' rilevanti (p.es. mutamento giurisprudenziale di portata nomofilattica o tutela CEDU).
  • Quando su una questione cautelare si è formato un provvedimento non impugnato, la parte che invoca il giudicato deve dimostrare che non sussistono elementi nuovi sopravvenuti; il mero sopravvenire di una decisione minoritaria non basta, ma un mutamento consolidato di indirizzo può essere valutato come tale elemento nuovo.
  • In casi analoghi, gli organi giudicanti devono verificare caso per caso se l'orientamento nuovo rende manifesta l'ingiustizia o la violazione di diritti tali da giustificare la rimozione della preclusione.

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