Cassazione Penale, Sentenza n. 2636/2024 del 22/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha rigettato la richiesta di concessione del beneficio previsto dall'art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (affidamento terapeutico). Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al rigetto della misura.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale immune dai vizi denunciati, valorizzando l'assenza di una revisione critica del reato sessuale di gruppo commesso dal Massaro, la mancanza di connessione del delitto con problematiche tossicomaniche e gli scarsi progressi nel trattamento intramurario. Per tali ragioni il Tribunale aveva correttamente giudicato il programma terapeutico non idoneo a contenere e approfondire le tematiche sottese al reato e, quindi, il giudizio prognostico è risultato negativo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
L'art. 94 consente l'affidamento terapeutico per tossicodipendenti ma richiede la verifica dello stato di tossicodipendenza, l'esecuzione di un idoneo programma terapeutico e la sussistenza di un giudizio prognostico favorevole circa l'esclusione o l'improbabilità di recidiva. La Corte sottolinea che il tribunale di sorveglianza deve compiere una valutazione autonoma e complessa circa la probabilità di conseguimento degli scopi del programma; il parere di una struttura sanitaria pubblica, pur costituendo documentazione necessaria, non è vincolante.
norme dell'ordinamento penitenziario (richiamate dall'art. 94)
Per il giudizio prognostico il tribunale deve esaminare la personalità del condannato ancorandosi a elementi oggettivi sintomatici (pericolosità, resipiscenza, progressi terapeutici) e valutare l'attitudine del trattamento a realizzare un effettivo reinserimento sociale.
giurisprudenza di riferimento citata in motivazione (es. Sez. 1, n. 775/2013; n. 16905/2017; n. 19782/2006)
La giurisprudenza conferma il principio per cui l'autorità giudiziaria deve esprimere un giudizio prognostico autonomo e motivato, valutando progressi concreti e attitudine del trattamento a prevenire la recidiva; la mancanza di resipiscenza e di progressi terapeutici giustifica il rigetto dell'affidamento terapeutico.
Massime di principio
- La concessione dell'affidamento terapeutico ai sensi dell'art. 94 richiede non solo la presenza di tossicodipendenza e di un programma terapeutico, ma anche un giudizio prognostico favorevole: bisogna dimostrare la concreta riduzione del rischio di recidiva.
- Il tribunale di sorveglianza effettua una valutazione autonoma e complessa; il parere favorevole di una struttura sanitaria pubblica è utile ma non vincolante.
- In casi in cui il reato non sia funzionalmente collegato alla tossicodipendenza (es. reato sessuale di gruppo), è necessario dimostrare come il programma terapeutico affronti le specifiche dinamiche criminogene; in loro assenza la misura può essere ritenuta inidonea.
- Per aumentare le probabilità di accoglimento, il ricorrente deve produrre documentazione oggettiva di progressi terapeutici e di cambiamento (relazioni cliniche periodiche, valutazioni psicologiche/psichiatriche, partecipazione a programmi mirati sul comportamento deviante), nonché elementi che attestino diminuzione della pericolosità.
- I ricorsi che lamentano solo vizi di merito e non evidenziano errori di diritto o carenze motivazionali nelle valutazioni del tribunale hanno scarse chance di successo in Cassazione, che tutela l'ampio potere discrezionale del giudice di merito nella valutazione prognostica.
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