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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39102/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gli imputati hanno impugnato la sentenza di conferma della condanna per furto aggravato (capo c) per Vinti e Canta Francesco; capo d) per Canta Roberto) deducendo otto motivi: 1) vizio nel riconoscimento della responsabilità di Vinti per carenza di identificazione certa; 2) errata applicazione dell'aggravante di cui all'art. 625 n.7 c.p. perché la merce sarebbe stata sotto continua sorveglianza (anche video) e dunque non esposta alla pubblica fede; 3) mancata riqualificazione in tentato furto per la preventiva videosorveglianza che avrebbe impedito la consumazione; 4) mancata concessione delle attenuanti generiche; 5) errata applicazione della recidiva; 6) mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di lieve entità (art. 62 n.4 c.p.) tenuto conto del modesto valore della refurtiva e della capacità economica del danneggiato; 7) mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto (indicato erroneamente come sesto); 8) mancata applicazione della pena sostitutiva (lavoro di pubblica utilità).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati solo in parte: ha dichiarato infondati i motivi relativi al ruolo di concorrente (identificazione), all'aggravante di cui all'art. 625 n.7 c.p., alla riqualificazione in tentato furto e alla mancata concessione delle attenuanti generiche; ha invece accolto i motivi relativi alla recidiva (vizio motivazionale della Corte territoriale nella motivazione dell'aumento di pena), al mancato accertamento del valore della refurtiva ai fini dell'attenuante di cui all'art. 62 n.4 c.p., alla mancata valutazione della particolare tenuità del fatto e alla mancata considerazione delle pene sostitutive. Per tali profili la sentenza impugnata è annullata limitatamente alla recidiva, all'attenuante di cui all'art. 62 n.4 c.p., alla causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. e alle sanzioni sostitutive, con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Palermo per nuovo giudizio; i ricorsi sono rigettati nel resto. Decisione del 11/11/2025.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La mera presenza di telecamere di videosorveglianza non esclude automaticamente l'aggravante per esposizione alla pubblica fede: va provata una vigilanza continua e idonea a impedire la sottrazione.
  • Per il riconoscimento dell'attenuante per danno di lieve entità (art. 62 n.4) il giudice deve quantificare o stimare il valore della refurtiva e dare conto degli effetti pregiudizievoli; affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • La qualificazione del fatto come consumato o tentato dipende dall'effettiva acquisizione dell'autonoma disponibilità della cosa: se l'imputato ha conseguito tale disponibilità la consumazione è configurabile anche in presenza di videosorveglianza.
  • L'applicazione della recidiva richiede una motivazione specifica che colleghi i precedenti alla maggiore capacità a delinquere; formule generiche o di stile sono insufficienti e possono portare a cassazione parziale.
  • La valutazione della particolare tenuità e l'applicabilità dell'art. 131-bis devono essere svolte in modo coordinato con l'accertamento dei precedenti e della recidiva: la sussistenza della recidiva può incidere sull'esclusione della non punibilità.
  • In caso di rifiuto delle pene sostitutive (es. lavoro di pubblica utilità) il giudice deve motivare con specifici riscontri la non idoneità delle misure alternative, soprattutto quando le condotte e le situazioni personali rendono plausibile la loro applicazione.
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe documentare il valore della refurtiva, la continuità o meno della vigilanza (ad es. registrazioni che dimostrino controllo diretto), nonché elementi relativi alla situazione personale e alla recidiva per ottenere attenuanti o la non punibilità.

Testo integrale

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