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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45313/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di dissequestro di somme originate dal sequestro preventivo a fini di confisca per equivalente, pari a 5.261.157,50 euro (con sequestri originari di importi maggiori). L'addebito centrale riguarda il profitto del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti tramite l'omesso emungimento e smaltimento del percolato nella discarica di Malagrotta (periodo 2009-2018). I motivi di ricorso sono due: (1) censura sulla corretta individuazione del profitto confiscabile (si contesta che il profitto non possa consistere nel cosiddetto "risparmio di spesa" così calcolato; si rilancia la perizia tecnico-contabile che mostrerebbe un risultato gestionale negativo dell'operatore e quindi l'assenza di un reale vantaggio patrimoniale) e si lamenta che la confisca per equivalente non sarebbe ammissibile perché non sarebbe ipotizzabile la confisca diretta; (2) censura sulla insufficiente e irragionevole motivazione in ordine alla quantificazione del profitto, in particolare perché il Tribunale avrebbe parametrato il risparmio all'intero percolato prodotto (valore minimo indicato 984.016 t) anziché al percolato effettivamente giacente ed estraibile (stime peritali tra 239.888 mc e 799.627 mc), con possibilità che la somma confiscabile fosse molto più bassa (es. circa 12.474.176 euro) e comunque incompatibile con il risultato negativo gestionale evidenziato dalla perizia tecnico-contabile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha affermato i seguenti punti principali: (a) il profitto del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti può legittimamente consistere in un risparmio di spesa purché si tratti di costi "doverosi" evitati direttamente e immediatamente a causa dell'illecito e oggettivamente individuabili; (b) la quantificazione del risparmio può fondarsi su perizie e stime prudenziali purché assicurino un alto grado di probabilità logica; (c) nel caso concreto il Tribunale ha correttamente individuato il profitto nel risparmio corrispondente all'omesso emungimento e smaltimento del percolato necessario a minimizzare il battente idraulico nel periodo 2009-2018, utilizzando i dati della perizia tecnico-ambientale e adottando criteri prudenziali (quantitativo minimo di 984.016 t e costo minimo di 52 euro/t), per un importo quantificato in 48.828.832,00 euro (importo quale risultato del riesame, mentre il sequestro mantenuto è riferito alla somma minore poi trattenuta). La Corte ha inoltre respinto l'argomento secondo cui la confisca per equivalente sarebbe inammissibile: la confisca per equivalente è prevista quando non è possibile la confisca diretta e quindi la misura è legittima; infine ha ritenuto irrilevante, ai fini del sequestro per equivalente, il risultato gestionale negativo indicato dalla perizia tecnico-contabile.

Norme richiamate

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    Norma che disciplina le misure cautelari e la confisca per i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; la Corte interpreta che il profitto del reato possa consistere anche in un risparmio di spesa e che sia ammessa la confisca per equivalente quando la confisca diretta non sia possibile

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma che indica i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge). Usata per inquadrare i motivi invocati dalla ricorrente

  • d.lgs. n. 36 del 2003

    Citato quale fonte normativa che impone adempimenti gestionali (es. bilancio idrologico) rilevanti per individuare gli obblighi di drenaggio e i costi doverosi

  • decreto commissariale n. 26 del 2005

    Richiamato come normativa di riferimento per la periodicità della redazione del bilancio idrologico e gli obblighi tecnici relativi alla gestione della discarica

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite e di legittimità (massime richiamate)

    Sez. U n. 188374/2013; Sez. U n. 38343/2014; Sez. U n. 26654/2008; altre pronunce (es. Sez. 3 n. 16056/2019; Sez. 4 n. 29397/2022)

    La giurisprudenza consolidata stabilisce che il "profitto" può includere risparmi di spesa se direttamente connessi al reato, che il profitto va valutato come vantaggio economico immediato e diretto e che la sua quantificazione può fondarsi su perizie e criteri di stima purché ragionevoli e prudenziali

Massime di principio

  • Il "profitto" confiscabile per reati ambientali può consistere in un risparmio di spesa se si tratta di costi obbligatori evitati direttamente dall'illecito e individuabili con sufficiente certezza oggettiva
  • La confisca per equivalente è ammissibile quando non è possibile procedere alla confisca diretta; la sua applicazione richiede però che il termine di equivalenza sia oggettivamente individuabile e quantificabile
  • La quantificazione del profitto può legittimamente basarsi su perizie e stime prudenziali (es. valori minimi) purché la motivazione indichi chiaramente il criterio usato e assicuri un alto grado di probabilità logica
  • Un risultato contabile gestionale negativo non esclude di per sé che vi sia stato un profitto illecito sotto forma di costi evitati: ciò che conta è la diretta causalità fra l'illecito e l'evitamento di costi doverosi
  • In sede di cassazione avverso provvedimenti cautelari la sindacabilità è limitata a violazioni di legge e a vizi gravi della motivazione; quindi le critiche meramente valutative delle prove tecniche sono difficilmente decisive se il giudice ha fornito una motivazione coerente, completa e ragionevole

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