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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24385/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello, deducendo due motivi: da un lato il vizio di motivazione in ordine al diniego di prevalenza delle già concesse circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti contestate; dall'altro il vizio di motivazione sulla determinazione della pena, ritenuta eccessiva perché non contenuta nel minimo edittale. La difesa sosteneva, in sostanza, che il giudice di merito avrebbe dovuto riconoscere una più favorevole comparazione tra circostanze e una pena più mite.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi di ricorso. Ha affermato che il giudizio di bilanciamento tra circostanze è valutazione discrezionale del giudice di merito, sindacabile in cassazione solo se arbitraria, illogica o non motivata, mentre nella specie la Corte territoriale aveva indicato il "peso specifico" delle aggravanti e la soluzione di equivalenza come adeguata alla pena concreta. Quanto alla dosimetria, ha rilevato che la sentenza impugnata aveva giustificato il lieve scostamento dal minimo edittale con il concreto disvalore del fatto e con la negativa personalità dell'imputato, valorizzando anche i precedenti penali e applicando correttamente i criteri di cui all'art. 133 c.p. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    Criterio di commisurazione della pena correttamente applicato dal giudice di merito, con riferimento al concreto disvalore del fatto e alla personalità dell'imputato.

  • art. 62-bis c.p.

    Richiamato indirettamente in relazione alle circostanze attenuanti generiche già concesse, che la difesa chiedeva fossero dichiarate prevalenti sulle aggravanti.

  • art. 69 c.p.

    Norma evocata implicitamente dal motivo sul giudizio di bilanciamento tra attenuanti generiche e aggravanti; la Corte ribadisce che tale giudizio è discrezionale e sindacabile solo per illogicità o arbitrio.

  • art. 616 c.p.p.

    Base per la condanna del ricorrente, in caso di inammissibilità, al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti è valutazione tipicamente discrezionale del giudice di merito e non è censurabile in cassazione se sorretto da motivazione non manifestamente illogica o arbitraria.
  • La motivazione sul bilanciamento tra circostanze può essere sintetica purché espliciti gli elementi ritenuti decisivi, come il peso specifico delle aggravanti e la loro incidenza sull'adeguatezza della pena.
  • La determinazione della pena entro la cornice edittale è legittima se il giudice fa applicazione dei criteri di cui all'art. 133 c.p., valorizzando il disvalore concreto del fatto e la personalità dell'imputato, inclusi eventuali precedenti penali.
  • In sede di legittimità non è possibile ottenere una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio quando la sentenza di merito abbia motivato in modo sufficiente le proprie scelte discrezionali.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazione
RamiParte generale

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