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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20498/2026 del 17/06/2026

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (procedura fallimentare)

La controversia

La controversia nasce dall’opposizione allo stato passivo fallimentare proposta dall’ex direttore sportivo di una società calcistica contro l’esclusione del proprio credito, in un contesto nel quale il curatore aveva eccepito l’inadempimento del creditore e il Tribunale aveva ritenuto che costui avesse concorso a determinare il dissesto della società mediante condotte fraudolente, richiamando anche elementi emersi in sede penale. In cassazione il ricorrente ha dedotto, con due motivi, anzitutto la nullità del provvedimento per difetto di motivazione o motivazione apparente, sostenendo che il Tribunale avesse aderito in modo acritico alla sentenza penale senza sviluppare il ragionamento logico-giuridico relativo all’eccezione di inadempimento; in subordine ha denunciato l’omesso esame di fatti decisivi e la violazione dell’art. 96 c.p.c., lamentando che non fossero stati considerati la data anteriore della domanda di insinuazione rispetto alla sentenza penale, l’assenza all’epoca di provvedimenti ostativi alla esigibilità del credito, alcuni documenti sopravvenuti che avrebbero escluso sue responsabilità, e la pendenza dell’appello penale. Sosteneva inoltre che tali elementi avrebbero imposto la compensazione delle spese e l’esclusione della condanna per lite temeraria.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che la motivazione del provvedimento impugnato non era meramente apparente ma esponeva, sia pure sinteticamente, gli specifici inadempimenti addebitati e il nesso con il dissesto, con richiamo legittimo alla sentenza penale. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché formulato in modo promiscuo, sovrapponendo censure di fatto e di diritto senza consentire di distinguere chiaramente i profili di violazione di legge da quelli attinenti all’accertamento dei fatti. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese di legittimità e applicazione dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La motivazione è soltanto nulla per mancanza quando sia del tutto assente, graficamente inesistente o così oscura da non consentire la comprensione dell’iter logico; è invece sufficiente, ai fini del minimo costituzionale, una motivazione sintetica che renda intelligibile il percorso decisorio.
  • Nel giudizio di legittimità è ammissibile la motivazione per relationem solo se il giudice di secondo grado fa proprie le argomentazioni richiamate e indica, sia pure sinteticamente, le ragioni della conferma in rapporto ai motivi di impugnazione; non è sufficiente una mera adesione acritica e apodittica.
  • Il vizio ex art. 360, n. 5 c.p.c. non può essere utilizzato per rimettere in discussione la valutazione dei fatti o per riproporre censure di insufficienza/contraddittorietà della motivazione, ma solo per l’omesso esame di un fatto storico decisivo e discusso tra le parti.
  • Un motivo di ricorso è inammissibile quando confonde in modo indiscriminato profili di violazione di legge e questioni di merito, demandando alla Corte di cassazione il compito di individuare e separare le censure astrattamente configurabili.
  • La condanna ex art. 96 c.p.c. può essere confermata quando risulti che l’azione è stata coltivata in mala fede o con consapevolezza della non esigibilità del credito.
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Come è indicizzato

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