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Sentenza

Sentenza del 15/12/2024 n. 32621 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le società hanno impugnato in Cassazione la sentenza della Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, che aveva accolto parzialmente l’appello dell’ADM contro la decisione della CTP di Como favorevole alle società. La controversia riguardava avvisi di rettifica per importazioni effettuate nel 2019 e 2020: l’Ufficio aveva incluso nel valore doganale dei capi a marchio Levi’s le royalties dovute al licenziante, ritenendo che il loro pagamento fosse una condizione, anche implicita, della vendita. Le ricorrenti hanno dedotto, in sintesi: contrasto con giudicati esterni favorevoli; violazione delle norme sul valore doganale e sulla lettura dei contratti, sostenendo che la risoluzione per mancato pagamento fosse solo facoltativa e non incidessero sulla vendita i controlli qualitativi; omesso esame di elementi contrattuali; e invalidità degli atti per mancanza di prova della delega ai funzionari firmatari.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. I primi due motivi sul giudicato esterno sono stati dichiarati inammissibili per difetto di specificità, perché le ricorrenti non avevano riprodotto integralmente le sentenze invocate, e comunque infondati: riguardavano importazioni e obbligazioni doganali autonome, diverse per operazioni, tempi, luoghi e caratteristiche delle merci; il giudicato non estende automaticamente a importazioni successive una regola interpretativa né vincola altri giudici nell’interpretazione della legge. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile, sia per la sovrapposizione dei vizi di legge e di omesso esame, sia perché contestava deduzioni difensive anziché un fatto storico decisivo. I motivi terzo, quarto e quinto, nella parte esaminabile, sono stati comunque respinti nel merito: il contratto di sublicenza collegava il pagamento delle royalties alla possibilità di commercializzare i prodotti e prevedeva poteri del licenziante idonei a orientare l’attività produttiva; era quindi legittimo includere i diritti di licenza nel valore doganale. È stato respinto anche il sesto motivo: per gli atti doganali non occorre la specifica delega richiesta per altri atti impositivi, poiché i funzionari doganali sono legittimati dalla legge a svolgere i controlli e redigere i verbali. Le tre società sono state condannate in solido a pagare all’ADM 3.000 euro per le spese del giudizio di legittimità, oltre alle spese prenotate a debito; è stato inoltre dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato, se dovuto. Non risultano indicati nel testo gli importi dei maggiori dazi oggetto degli avvisi.

Norme richiamate

  • Art. 2909 c.c.

    L'applicabilità della regola del giudicato di diritto interno in materia di dazi doganali, infatti, può riguardare una singola importazione o, comunque, quel (ristretto) numero di importazioni prese in considerazione dal singolo avviso di rettifica, non essendo la regola conseguente a quel giudicato suscettibile di estensione ad un numero indefinito di casi similari.

    Il giudicato relativo a una controversia doganale può rilevare per le importazioni specificamente considerate nella decisione, ma non si estende automaticamente a un numero indefinito di operazioni analoghe, ciascuna delle quali genera un’autonoma obbligazione doganale.

  • Art. 70 del Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice doganale dell’Unione)

    Il valore dichiarato, invero, deve riflettere il valore economico reale della merce e, quindi, deve considerare tutti i fattori economicamente rilevanti (CGUE, 20 dicembre 2017, Hamamatsu, in C-529/16).

    Il valore doganale è in via generale il valore di transazione e deve rappresentare il valore economico reale della merce, considerando i pagamenti connessi alla vendita, incluse le componenti che ne condizionano effettivamente il trasferimento.

  • Art. 71, par. 1, lett. c), e par. 2, del Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice doganale dell’Unione)

    Le royalties, quindi, devono essere addizionate al valore di transazione se sono integrate tutte le seguenti condizioni: a) non sono già state incluse nel prezzo effettivamente pagato o da pagare; b) sono relative alle merci da valutare; e c) il compratore, direttamente o indirettamente, è tenuto a pagarle come condizione per la vendita delle merci da valutare e le integrazioni di tale valore devono avvenire sulla base di dati oggettivi e quantificabili.

    Le royalties si aggiungono al valore doganale quando riguardano le merci importate, non sono già comprese nel prezzo e il compratore è tenuto a pagarle quale condizione della vendita. L’adeguamento deve basarsi su dati oggettivi e quantificabili.

  • Art. 136, parr. 4 e 5, del Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447

    I corrispettivi e i diritti di licenza sono considerati pagati come condizione della vendita delle merci importate quando è soddisfatta una delle seguenti condizioni: a) il venditore o una persona ad esso collegata chiede all'acquirente di effettuare tale pagamento; b) il pagamento da parte dell'acquirente è effettuato per soddisfare un obbligo del venditore, conformemente agli obblighi contrattuali; c) le merci non possono essere vendute all'acquirente o da questo acquistate senza versamento dei corrispettivi o dei diritti di licenza a un licenziante.

    È sufficiente che ricorra una delle condizioni previste: la richiesta del venditore o di un soggetto collegato, l’adempimento di un obbligo contrattuale del venditore oppure l’impossibilità di vendere o acquistare la merce senza pagare il licenziante. Il destinatario del pagamento può trovarsi in qualsiasi paese.

  • Art. 1362 c.c.

    La disposizione è invocata dalle ricorrenti per contestare la lettura dei contratti, ma la Corte reputa corretta la valutazione complessiva delle clausole svolta dal giudice di merito: per accertare la condizione di vendita occorre considerare gli accordi di licenza e di vendita e le loro interrelazioni.

  • Art. 1456 c.c.

    La clausola risolutiva espressa per il mancato pagamento delle royalties è valutata insieme alle conseguenze contrattuali della risoluzione. Nel caso concreto, la cessazione del diritto di commercializzare i prodotti e l’obbligo di royalties per le vendite, indipendentemente dall’approvvigionamento, concorrono a dimostrare la condizione di vendita.

  • Artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 374/1990

    Occorre rilevare, peraltro, che in base agli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 374 del 1990 l'attività di controllo e di visita delle merci è eseguita dai funzionari doganali, sicché gli eventuali successivi processi verbali di rettifica, predisposti in contraddittorio, sono sottoscritti dagli stessi funzionari doganali che hanno proceduto ai controlli, senza la necessità di una specifica delega.

    I funzionari doganali sono legittimati direttamente dalla legge a svolgere i controlli e a sottoscrivere i relativi verbali di rettifica; per tali atti non è necessaria una specifica delega del direttore dell’Ufficio.

  • Art. 13, commi 1-bis e 1-quater, del D.P.R. n. 115/2002

    Ai sensi dell' art. 13 comma 1-quater del D.P.R. 115 del 2002 , dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13, se dovuto.

    In caso di rigetto dell’impugnazione, la Corte dà atto dei presupposti processuali per il versamento dell’ulteriore contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, se dovuto.

Massime di principio

  • Per stabilire se le royalties vadano incluse nel valore doganale, non basta verificare a chi sono pagate o se il contratto di vendita le menzioni espressamente: occorre accertare, considerando tutti i rapporti contrattuali, se la merce possa essere venduta e acquistata senza quel pagamento.
  • La condizione di vendita può essere implicita. Clausole che subordinano la commercializzazione dei prodotti al pagamento delle royalties, prevedono la cessazione dei diritti di vendita in caso di inadempimento o attribuiscono al licenziante poteri effettivi di orientamento sulla produzione possono dimostrarla.
  • Il controllo rilevante non coincide con il solo controllo di qualità del prodotto: può consistere anche in poteri che incidono concretamente sullo svolgimento della produzione o sulla possibilità di commercializzare i beni. L’accertamento è fattuale e dipende dall’insieme delle clausole e delle circostanze.
  • La mancanza di un collegamento societario o formale tra licenziante e venditore non esclude, da sola, l’inclusione delle royalties. È decisivo verificare se, nella concreta struttura contrattuale, il pagamento sia condizione per la vendita o l’acquisto delle merci.
  • Un giudicato doganale su precedenti importazioni non si estende automaticamente a importazioni successive, anche tra le stesse parti e su questioni simili: le singole operazioni possono generare rapporti tributari autonomi e differire per tempo, luogo e caratteristiche dei beni.
  • Chi invoca in Cassazione un giudicato esterno deve rispettare l’onere di specificità, riproducendo integralmente la sentenza invocata, compresi motivazione e dispositivo; il mero richiamo o la citazione di estratti non è sufficiente.
  • Per gli atti di controllo e rettifica doganale, i funzionari che hanno eseguito il controllo possono sottoscrivere i verbali senza una specifica delega, in forza della legittimazione prevista dalla disciplina doganale.

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