Sentenza del 15/12/2024 n. 32597 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia ha impugnato per cassazione, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva confermato l’annullamento dei processi verbali di rettifica e contestazione del 28 giugno, 3 agosto e 6 agosto 2018. Gli atti rettificavano cinque bollette doganali (tre del 12 giugno, una del 3 agosto e una del 6 agosto 2018), determinando maggiori dazi e IVA all’importazione. L’unico motivo deduceva falsa applicazione della normativa unionale sul valore in dogana e dell’art. 1362 c.c.: secondo l’Agenzia, le royalties per l’uso dei marchi Levi’s erano una condizione della vendita e andavano incluse nel valore doganale. Richiamava le clausole del contratto di sub-licenza che imponevano il pagamento indipendentemente dalla fonte di approvvigionamento, prevedevano la risoluzione per mancato pagamento e impedivano, in tal caso, la commercializzazione dei prodotti; sosteneva inoltre che i poteri del licenziante in materia di standard e difetti dei prodotti dimostrassero un controllo sulla produzione. Le resistenti hanno eccepito l’inammissibilità del ricorso per errata indicazione delle parti e l’esistenza di un giudicato esterno, formatosi su precedenti controversie relative allo stesso contratto e alla stessa tipologia di importazioni.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto l’eccezione di inammissibilità per errata intestazione: il ricorso era stato notificato alla rappresentante doganale, le società destinatarie si sono costituite con un unico controricorso e si sono difese nel merito, sanando il vizio ai sensi dell’art. 156 c.p.c. Ha dichiarato inammissibile l’eccezione di giudicato esterno perché le resistenti non avevano riprodotto integralmente le sentenze invocate, comprensive di motivazione e dispositivo; l’ha inoltre ritenuta infondata, poiché i precedenti riguardavano operazioni e bollette doganali diverse, quindi mancava l’identità dell’oggetto, e l’interpretazione giuridica delle norme non forma autonomamente giudicato. La Corte ha accolto l’unico motivo dell’Agenzia: la CTR aveva applicato in modo non corretto i criteri per stabilire se le royalties dovessero essere aggiunte al valore doganale, concentrandosi sul controllo di qualità e sulla libertà di scegliere il produttore senza valutare complessivamente le clausole della licenza, il contratto di vendita e i loro collegamenti. La Corte ha precisato che, quando le royalties sono pagate a un terzo, occorre verificare se il venditore sarebbe disposto a vendere senza quel pagamento e se il licenziante eserciti, anche di fatto e senza controllare ogni attività, un potere di orientamento sulla produzione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione, affinché svolga tale verifica sulle importazioni in causa e determini anche le spese del giudizio di cassazione. La Cassazione non ha quindi stabilito definitivamente che le royalties siano dovute in dogana: la questione è rimessa al giudice del rinvio.
Norme richiamate
Art. 156 c.p.c.
il ricorso per cassazione è stato notificato regolarmente alla società A.A. E C. Srl Trasporti Internazionali, giusta ricevuta di avvenuta consegna, in atti, del 10 gennaio 2022, nelle persone dei difensori Fabrizio Vismara, Marco Guilizzoni e Aldo Valsecchi, difensori pure della Levi's Footwear E Accessories Italy Spa, società che si sono costituite con un unico controricorso e si sono difese nel merito, così operando il meccanismo di sanatoria dell'atto di cui all' art. 156 cod. proc. civ., avendo il ricorso per cassazione raggiunto lo scopo cui era destinato e non potendovi essere incertezza circa le società effettive destinatarie.
L’errata indicazione della parte resistente non rende inammissibile l’atto se la notificazione raggiunge la parte effettivamente interessata, che si costituisce e si difende: il raggiungimento dello scopo sana il vizio.
Artt. 366 e 125 c.p.c.
Sono stati richiamati nell’eccezione di inammissibilità per carenze formali e per l’errata indicazione delle parti, ma la Corte l’ha respinta applicando la sanatoria per raggiungimento dello scopo prevista dall’art. 156 c.p.c.
Artt. 2909 c.c. e 324 c.p.c.
i limiti oggettivi del giudicato, pertanto, anche con riguardo al deducibile, non si estendono a domande diverse per petitum e causa petendi, rispetto alle quali può porsi soltanto il problema di una eventuale preclusione che, tuttavia, non può ritenersi sussistente in ragione del mero rapporto di connessione intercorrente con una domanda già proposta in un giudizio precedente
Il giudicato sostanziale vincola le parti entro i limiti dell’accertamento relativo alla domanda decisa; la connessione o l’identità di alcune questioni giuridiche non bastano a estenderlo a controversie con oggetto diverso. L’art. 324 c.p.c. individua invece il passaggio in giudicato formale, ossia il momento in cui la sentenza diviene non più impugnabile con i mezzi ordinari.
Art. 70, paragrafi 1 e 2, Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice doganale dell’Unione)
Il valore in dogana è quello di transazione, ossia "il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci", mentre il comma successivo dispone che questo "è il pagamento totale che è stato o deve essere effettuato dal compratore nei confronti del venditore, o dal compratore a una terza parte, a beneficio del venditore, per le merci importate, e comprende tutti i pagamenti che sono stati o devono essere effettuati, come condizione della vendita delle merci importate".
Il valore doganale si fonda sul prezzo effettivamente pagato o da pagare e comprende anche pagamenti a terzi quando sono effettuati a beneficio del venditore e costituiscono una condizione della vendita, nel rispetto delle condizioni previste dal Codice.
Art. 71, paragrafi 1 e 2, Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice doganale dell’Unione)
i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore, direttamente o indirettamente, è tenuto a pagare come condizione per la vendita delle merci da valutare, nella misura in cui detti corrispettivi e diritti di licenza non siano stati inclusi nel prezzo effettivamente pagato o da pagare
Le royalties si aggiungono al valore di transazione se riguardano le merci importate, non sono già incluse nel prezzo e l’acquirente è tenuto a pagarle come condizione della vendita. Le aggiunte devono basarsi su dati oggettivi e quantificabili.
Art. 136, paragrafi 4 e 5, Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447
I corrispettivi e i diritti di licenza sono considerati pagati come condizione della vendita delle merci importate quando è soddisfatta una delle seguenti condizioni: a) il venditore o una persona ad esso collegata chiede all'acquirente di effettuare tale pagamento; b) il pagamento da parte dell'acquirente è effettuato per soddisfare un obbligo del venditore, conformemente agli obblighi contrattuali; c) le merci non possono essere vendute all'acquirente o da questo acquistate senza versamento dei corrispettivi o dei diritti di licenza a un licenziante
La condizione di vendita ricorre se è soddisfatta anche una sola delle ipotesi indicate: richiesta del venditore o di persona collegata, adempimento di un obbligo contrattuale del venditore, oppure impossibilità di vendere o acquistare senza pagare il licenziante. È irrilevante il paese in cui è stabilito il destinatario del pagamento.
Art. 127, Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447
la nozione di controllo presa in considerazione dall' art. 127 del Reg. (UE) n. 2015/2447 (secondo la quale, ai fini della determinazione del valore in dogana, "si ritiene che una parte controlli l'altra quando la prima è in grado, di diritto o di fatto, di imporre orientamenti alla seconda") è più generica ed ampia di quella precedente (...) e non richiede necessariamente che il potere di orientamento investa la totalità delle attività del soggetto controllato.
Il controllo rilevante per la valutazione doganale può essere esercitato anche di fatto e consistere nella capacità di orientare l’altra parte; non deve necessariamente estendersi a tutte le sue attività.
Art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
il controllo di legittimità non si esaurisce in una verifica dell'attività ermeneutica diretta a ricostruire la portata precettiva di una norma, ma il vizio di cui all' art. 360 , comma primo, n. 3, cod. proc. civ. comprende anche l'errore di sussunzione del fatto nell'ipotesi normativa
Il ricorso per cassazione può denunciare non solo l’erronea interpretazione della norma, ma anche l’errata riconduzione dei fatti già accertati dal giudice di merito alla fattispecie normativa. Non consente, invece, di sostituire una diversa ricostruzione dei fatti a quella compiuta dal giudice di merito.
Art. 4 TFUE
Il diritto dell'UE, come interpretato dalla Corte di giustizia nel rispetto del principio di competenza ex art. 4 del TFUE, non impone al giudice nazionale, anche in tema di tributi armonizzati, di disapplicare le norme processuali interne da cui deriva l'autorità di cosa giudicata di una decisione, nemmeno quando ciò permetterebbe di porre rimedio a una violazione del diritto unionale da parte di tale decisione, fatte salve situazioni eccezionali (a titolo di esempio, aiuti di Stato e pratiche abusive in tema di Iva), in cui il giudicato, in ossequio ai principi di equivalenza e di effettività, non può impedire al giudice nazionale di applicare le norme comunitarie.
La primazia del diritto dell’Unione non comporta in via generale la disapplicazione delle regole nazionali sul giudicato; fanno eccezione situazioni particolari in cui, secondo i principi di equivalenza ed effettività, il giudicato impedirebbe l’applicazione del diritto unionale.
Massime di principio
- Per stabilire se le royalties vadano incluse nel valore doganale, non è decisivo che siano calcolate sulle vendite successive all’importazione o che siano pagate a un soggetto diverso dal venditore. Occorre verificare se riguardino le merci importate, non siano già comprese nel prezzo e costituiscano una condizione della vendita.
- Quando il licenziante è un terzo rispetto al venditore, vanno esaminati congiuntamente il contratto di licenza, il contratto di vendita e gli altri accordi pertinenti. Clausole che subordinano la commercializzazione dei prodotti al pagamento delle royalties, prevedono la risoluzione per mancato pagamento o consentono di incidere concretamente sulla produzione possono essere indizi rilevanti.
- Il controllo del licenziante non deve necessariamente riguardare ogni attività del licenziatario o tradursi nella scelta formale del produttore. Può rilevare anche un potere, di diritto o di fatto, di orientare il ciclo produttivo; il solo controllo della qualità del prodotto, senza incidenza sulla produzione, non è di per sé sufficiente.
- L’accoglimento del ricorso per cassazione con rinvio non determina automaticamente che le royalties siano imponibili in dogana: il giudice di rinvio deve applicare i criteri indicati dalla Cassazione ai contratti e alle specifiche operazioni di importazione.
- Il giudicato esterno richiede, oltre all’identità delle parti, l’identità degli elementi della domanda, incluso l’oggetto. Pronunce relative a bollette o operazioni doganali diverse non precludono automaticamente l’esame di nuove importazioni, anche se riguardano lo stesso contratto o la medesima questione giuridica.
- Chi invoca un giudicato esterno in cassazione deve rispettare l’onere di autosufficienza, riproducendo la sentenza invocata integralmente, con motivazione e dispositivo; il semplice richiamo o la citazione di estratti non è sufficiente.
- Un errore nell’indicazione della parte destinataria non comporta necessariamente l’inammissibilità del ricorso se la notificazione raggiunge la parte effettiva e questa si costituisce e si difende nel merito, così realizzando lo scopo dell’atto.
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