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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24098/2026 del 30/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una condanna di primo grado per truffa aggravata ai danni dell'INPS, successivamente riformata in appello: la Corte territoriale ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ma ha disposto la confisca di somme in sequestro in accoglimento dell'istanza del pubblico ministero. La difesa dell'imputata ha proposto ricorso per cassazione deducendo due censure: 1) la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione agli artt. 578-bis c.p.p., 2 c.p. e 25, comma 2, Cost., sostenendo che, trattandosi di confisca per equivalente, avente natura sanzionatoria, essa non poteva essere applicata retroattivamente; 2) la violazione di legge e il vizio di motivazione sulla qualificazione della confisca come diretta, rilevando che il profitto del reato consisteva in somme erogate tra il 2009 e il 2014 e che il giudice avrebbe dovuto motivare specificamente sul nesso di pertinenzialità tra le somme sequestrate e il profitto illecito per dimostrare la natura diretta, e non per equivalente, dell'ablazione. Il Procuratore generale ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi, osservando che le argomentazioni difensive sulla distinzione tra confisca diretta e confisca per equivalente erano astrattamente corrette, ma non colpivano la ratio della decisione impugnata. La Corte d'appello, infatti, aveva espressamente disposto una confisca diretta delle somme indebitamente percepite, rinviando alla fase esecutiva la verifica della concreta reperibilità di € 4.561,21 su qualsiasi conto corrente intestato all'imputata, purché fosse accertata la loro diretta derivazione dai pagamenti INPS relativi alle specifiche indennità contestate. In conseguenza del rigetto, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    indica i motivi di ricorso per violazione di legge e vizio di motivazione dedotti dalla difesa.

  • art. 578-bis c.p.p.

    richiamato dalla ricorrente per sostenere l'illegittimità della confisca in caso di proscioglimento per prescrizione, se qualificata come confisca per equivalente.

  • art. 2 c.p.

    invocato in relazione al divieto di applicazione retroattiva di una misura avente natura sanzionatoria.

  • art. 25, secondo comma, Cost.

    richiamato dalla ricorrente a fondamento del principio di legalità e irretroattività della sanzione penale.

  • art. 616 c.p.p.

    consente la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Quando il giudice qualifica l'ablazione come confisca diretta delle somme costituenti il profitto del reato, non è decisivo il richiamo difensivo ai principi sulla confisca per equivalente e sulla sua natura sanzionatoria, poiché tali principi riguardano un diverso tipo di misura.
  • La confisca diretta di somme illecitamente percepite può essere disposta anche se la concreta apprensione del denaro è rimessa alla fase esecutiva, purché sia accertata la diretta derivazione delle somme dal profitto del reato.
  • Ai fini della confisca diretta di somme, il giudice deve verificare il nesso di pertinenzialità tra le somme sequestrate e il profitto illecito; se la motivazione esplicita che l'ablazione riguarda importi direttamente riconducibili agli accrediti fraudolenti, la censura sulla natura 'per equivalente' non coglie la decisione.
  • In caso di rigetto del ricorso per cassazione, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieSequestroTruffaImpugnazioni
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
SottomaterieTruffa aggravata
IstitutiConfisca

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