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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 16646/2022 del 23/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione di una cartella di pagamento relativa alla Tarsu 2011 per immobili ritenuti adibiti al culto; la Congregazione sosteneva che i locali fossero esenti ai sensi dell'art. 5 del Regolamento comunale (edifici adibiti al culto), mentre l'Amministrazione e i giudici di merito negarono l'esenzione ritenendo che la Congregazione non avesse stipulato un'intesa con lo Stato ai sensi dell'art. 8, comma 3, Cost.

La decisione

La Cassazione ha rigettato i primi tre motivi (vizi di notifica e sospensione per altra causa pendente) ma ha accolto, in tutto o in parte, i motivi 4, 5, 6 e 7; ha cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale e ha rinviato la causa alla CTR Lombardia per nuovo esame, impartendo principi di diritto: il regolamento comunale non può esigere l'intesa ex art. 8 Cost. come condizione per l'esenzione, va verificata concretamente la destinazione a culto dei locali (denuncia ai sensi dell'art. 70 D.lgs. 507/1993 e prova oggettiva della destinazione), e il beneficio spetta solo agli edifici effettivamente destinati all'esercizio del culto. La Cassazione ha inoltre disposto che la CTR pronunci sulla liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • Regolamento comunale per la Tarsu (art. 5, comma 3, lett. f)

    Prevede esenzione per gli edifici adibiti al culto delle religioni 'riconosciute' dallo Stato; la Corte interpreta che 'riconosciute' non può essere inteso come requisito della sola intesa ex art. 8 Cost., ma deve riferirsi ai locali effettivamente destinati all'esercizio del culto

  • Costituzione italiana (art. 8, comma 3)

    art. 8 comma 3 Costituzione

    Stabilisce la possibilita' di intese con lo Stato per specifiche confessioni; la Corte chiarisce che la stipula di un'intesa non coincide con lo status di 'confessione religiosa' e non può essere condizione esclusiva per l'accesso a benefici fiscali

  • D.lgs. n. 507/1993 (art. 62)

    Definisce esenzioni dalla tassa per locali che non possono produrre rifiuti; il regolamento comunale e' attuativo di tale norma e va interpretato in armonia col principio 'chi inquina paga'

  • D.lgs. n. 507/1993 (art. 70)

    Impone l'onere di denuncia/variazione al contribuente per far valere l'esenzione; la mancata denuncia non e' emendabile in sede di impugnazione per le annualita' contestate

  • Legge n. 1159/1929 (art. 2)

    Prevede la possibilita' di conferire personalita' giuridica civile alle confessioni; la Corte indica il riconoscimento ai sensi di tale legge come uno degli indici utili per qualificare una comunita' come confessione religiosa

  • DIRETTIVE UE 2006/12/CE e 2008/98/CE

    art. 15 Direttiva 2006/12/CE; art. 14 Direttiva 2008/98/CE

    Richiamate per il principio 'chi inquina paga' che ispira la normativa nazionale sulle tariffe rifiuti e limita la possibilita' di esenzioni automatiche per locali idonei alla produzione di rifiuti

  • DPR n. 602/1973 (art. 25)

    Citato nei quesiti sulla notifica della cartella; la Corte ha ritenuto che la proposizione del ricorso sanasse eventuali nullita' per raggiungimento dello scopo (richiamo implicito all'art. 156 c.p.c.)

  • DPR n. 600/1973 (art. 60)

    Riferimento tecnico in tema di notifiche e procedimenti tributari; non ha condotto la Corte a ritenere decisiva la censura sulla notifica quando il ricorso e' stato proposto

  • Codice di procedura civile (art. 156 e art. 295 e art. 112 e art. 360)

    art. 156 c.p.c.; art. 295 c.p.c.; art. 112 c.p.c.; art. 360 c.p.c.

    Art.156: sanatoria per raggiungimento dello scopo; art.295/112/360 richiamati nelle censure di nullita' e omessa pronuncia, valutati dalla Corte nei relativi limiti

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo (artt. 6, 9, 11, 14 e Protocollo 1 art. 1)

    artt. 6, 9, 11, 14 CEDU; Protocollo 1 art. 1

    Richiamate in tema di possibile discriminazione e compressione della liberta' religiosa; la Corte ha accolto la rilevanza dei profili convenzionali e ordinato nuovo esame evitando trattamenti discriminatori basati sulla sola mancata intesa

Massime di principio

  • La qualifica di 'confessione religiosa' non dipende unicamente dalla stipula di un'intesa ex art. 8 Cost.: il giudice puo' valutare riconoscimenti previsti dalla legge, lo statuto, la comune considerazione e lo stato di perfezionamento di un'intesa
  • Per ottenere l'esenzione Tarsu/TARI il contribuente deve preventivamente adempiere all'onere di denuncia o variazione (art. 70 D.lgs. 507/1993); l'assenza di tale denuncia impedisce di far valere l'esenzione per gli anni contestati
  • L'esenzione si applica solo ai locali effettivamente destinati all'esercizio del culto; la verifica e' concreta e fondata su elementi obiettivi (attivita' svolta, documentazione, uso reale), non sulla sola classificazione catastale
  • Il regolamento comunale che prevede esenzioni deve essere interpretato in armonia con la normativa primaria e con il principio UE 'chi inquina paga': non sono ammissibili esenzioni automatiche per locali idonei a produrre rifiuti
  • La mancata stipula di un'intesa con lo Stato non puo' costituire criterio esclusivo per negare benefici fiscali se la comunita' si qualifica come confessione religiosa e dimostra la destinazione dei locali al culto; al contempo il Comune puo' esigere criteri non discriminatori per la verifica
  • Eventuali vizi formali di notifica della cartella possono essere sanati quando il contribuente ha comunque proposto ricorso (richiamo alla sanatoria di fatto e all'art. 156 c.p.c.)
  • In casi simili il giudice dovra' valutare anche i profili convenzionali (CEDU) per evitare trattamenti discriminatori tra confessioni che hanno o non hanno intese con lo Stato

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