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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01384/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente, in sede esecutiva, ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra due sentenze irrevocabili: una del Tribunale di Lecce del 17 luglio 2014 e una del Tribunale di Taranto del 17 ottobre 2019. Entrambe riguardavano fatti contestati come commessi in tempi e luoghi diversi ma nell'ambito delle medesime ipotesi di reato indicate nel testo. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta. Con due motivi di ricorso per cassazione è stata dedotta violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che l'omogeneità delle violazioni e la loro collocazione cronologica in un arco temporale sarebbero state indicative di un'unica e originaria programmazione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: ha osservato che il provvedimento impugnato aveva correttamente motivato sulla necessità che l'identità del disegno criminoso sia rintracciabile sin dalla commissione del primo reato e che, dagli atti, non emergeva una comune e originaria programmazione, ma piuttosto un sistema di vita improntato alla ricerca di facili guadagni. Ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La disciplina del reato continuato richiede che l'unicità del disegno criminoso sia già desumibile sin dal primo reato e non possa essere affermata solo per l'omogeneità o la vicinanza temporale delle condotte.

  • art. 671 c.p.p.

    In sede esecutiva il giudice può applicare la continuazione solo se dagli atti risulti la prova dell'unico disegno criminoso nei termini richiesti dalla giurisprudenza di legittimità.

  • art. 7 d. lgs. N. del 2012

    Norma richiamata come titolo di reato nelle sentenze di merito menzionate nel provvedimento, senza specifica elaborazione interpretativa nel testo.

  • art. 635 c.p.

    Norma richiamata come titolo di reato nelle sentenze di merito menzionate nel provvedimento, senza specifica elaborazione interpretativa nel testo.

  • art. 616 c.p.p.

    L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi per escludere la colpa, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • L'applicazione della continuazione in sede esecutiva presuppone la prova di un medesimo disegno criminoso già esistente e riconoscibile al momento della commissione del primo reato.
  • L'omogeneità delle violazioni e la loro prossimità o collocazione in un arco temporale, da sole, non bastano a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.
  • Quando il ricorso si limita a proporre una lettura alternativa degli atti e della motivazione del giudice di merito/esecuzione, senza evidenziare effettivi vizi logici o giuridici, esso è inammissibile in cassazione.
  • L'assetto motivazionale che valorizza un modello di condotte orientate alla ricerca di facili guadagni è incompatibile, di per sé, con la prova di una originaria programmazione unitaria dei fatti.
  • Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna alle spese processuali e, in assenza di cause esimenti della colpa nell'inammissibilità, al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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