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Sentenza

Sentenza del 24/06/2015 n. 13073 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava la decadenza dall’agevolazione prevista dall’art. 8 della legge n. 388/2000, applicata in relazione alla legge n. 289/2002, per il mancato invio del modello CVS entro il termine ritenuto dall’Agenzia perentorio. La Commissione tributaria provinciale di Benevento aveva accolto il ricorso della società contro il processo verbale di constatazione; la CTR della Campania, con sentenza n. 89/50/09 depositata il 30 marzo 2009, aveva dichiarato inammissibile l’appello dell’Agenzia per difetto di specificità dei motivi. In Cassazione l’Agenzia ha dedotto: (a) violazione dell’art. 53, comma 1, del d.lgs. n. 546/1992, contestando la declaratoria d’inammissibilità dell’appello; (b) violazione delle norme sull’agevolazione e dell’art. 3 della legge n. 212/2000, sostenendo la perentorietà del termine per il modello CVS; (c) omessa motivazione sulla portata dell’art. 8 della legge n. 388/2000.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo, assorbendo gli altri due e lasciando quindi ferma la sentenza della CTR. Il primo motivo era inammissibile perché il quesito di diritto, richiesto ratione temporis dall’art. 366-bis c.p.c., era generico e non individuava adeguatamente l’errore della decisione in rapporto alla concreta controversia; inoltre, il ricorso non riportava né l’intera sentenza di primo grado né i motivi d’appello, impedendo alla Corte di verificare la censura per difetto di autosufficienza. Non è stata pronunciata condanna alle spese, poiché la società intimata non si è costituita né ha svolto attività difensiva.

Norme richiamate

  • Art. 366-bis c.p.c.

    La corretta formulazione del quesito esige, in definitiva (ex multis, Cass. 19892/09), che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi /a rapporti ad uno schema normativa tipico, infine formuli, in forma interrogativa e non (sia pur implicitamente) assertiva, il principio giuridico di cui si chiede l'affermazione.

    Il quesito di diritto deve riferirsi alla fattispecie concreta, ricondurla a uno schema normativo e formulare in modo interrogativo il principio di diritto richiesto; una domanda astratta o generica rende inammissibile il motivo.

  • Art. 53, comma 1, del d.lgs. n. 546/1992

    La norma è richiamata quale regola sulla specificità dei motivi di appello nel processo tributario; la Corte non ne esamina nel merito l’applicazione perché la censura dell’Agenzia è inammissibile.

Massime di principio

  • Nel regime processuale in cui è applicabile l’art. 366-bis c.p.c., il quesito di diritto deve spiegare quale errore sarebbe stato commesso nella concreta vicenda e quale soluzione giuridica alternativa si chiede alla Cassazione: un quesito formulato in termini astratti o circolari è inammissibile.
  • Chi denuncia in Cassazione una violazione di legge deve riportare nel ricorso gli elementi degli atti processuali indispensabili per verificare la censura. Se la contestazione riguarda la specificità dei motivi d’appello, occorre consentire alla Corte di esaminare il contenuto della decisione di primo grado e dei motivi d’appello.
  • Quando un motivo è dichiarato inammissibile e risulta assorbente, la Corte può non esaminare gli ulteriori motivi: la decisione processuale può lasciare ferma la pronuncia impugnata senza risolvere nel merito la questione sostanziale.
  • L’assenza di attività difensiva della parte intimata può comportare che non vi sia una pronuncia sulle spese.

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