Sentenza n. 15004/2026 - Roma, Sezione 4
per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio-inadempimento serbato sull’istanza di rilascio del nulla osta al “Visto per Investitori” ai sensi dell’art. 26-bis del d.lgs. n. 286/1998, presentata dalla ricorrente in data 29 gennaio 2026 (prot. 15143) e la conseguente condanna dell’Amministrazione a provvedere;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., poiché il ricorrente ha ottenuto il bene della vita perseguito, ossia il nulla osta al Visto per Investitori. Le spese di lite sono state compensate, in ragione della richiesta del ricorrente e della peculiarità della materia trattata.
Atto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza di rilascio del nulla osta al Visto per Investitori ai sensi dell'art. 26-bis del d.lgs. 286/1998
Esito
La controversia
Il ricorrente ha proposto un'azione avverso il silenzio-inadempimento formatosi sull'istanza di rilascio del nulla osta al Visto per Investitori, presentata il 29 gennaio 2026. Ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio e la condanna dell'Amministrazione a provvedere. Nel corso del giudizio, il ricorrente ha dichiarato di avere ottenuto, il 26 maggio 2026, il nulla osta richiesto.
Norme richiamate
art. 26-bis d.lgs. 286/1998
Disciplina il Visto per Investitori, per il quale il ricorrente aveva richiesto il nulla osta.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando, nel corso del giudizio, la pretesa del ricorrente risulta integralmente soddisfatta.
Massime di principio
- Quando, nel corso di un giudizio avverso il silenzio-inadempimento, l'amministrazione adotta il provvedimento richiesto e il ricorrente ottiene integralmente il bene della vita perseguito, il giudice deve dichiarare la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
- La compensazione delle spese può essere disposta, anche in caso di sopravvenuta soddisfazione della pretesa, quando ciò sia richiesto dalla parte ricorrente e la controversia presenti peculiarità tali da giustificare la deroga alla regola della soccombenza.
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