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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17441/2024 del 29/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava il sequestro preventivo di beni nei loro confronti, deducendo sei motivi principali: 1) mancata verifica da parte del riesame sulla necessità di eludere controlli per ottenere il bonus cultura e quindi inesistenza di artifici idonei a integrare il reato di truffa aggravata (art. 640‑bis), chiedendo la derubricazione a indebita percezione di erogazioni (art. 316‑ter); 2) pretesa inutilizzabilità di atti di indagine svolti dopo la scadenza dei termini (art. 407, comma 3 e art. 505 c.p.p.); 3) illiceità delle escussioni dei fruitori del bonus che erano stati inizialmente sentiti come semplici testimoni e poi con le garanzie difensive (art. 63, comma 2 c.p.p.); 4) mancato rispetto del perimetro del giudizio di rinvio e divieto per il giudice del riesame di formulare autonome ipotesi accusatorie; 5) assenza del rapporto di pertinenzialità tra alcuni beni sequestrati e il profitto del reato, inclusa la provenienza lecita di somme (es. pensione) e 6) errata quantificazione del profitto, poiché parte dei bonus sarebbero stati realmente impiegati per acquisto di libri e non convertiti in denaro.

La decisione

I ricorsi sono stati rigettati. La Corte ha ritenuto che la Cassazione, nella sentenza rescindente, avesse già accertato la sussistenza di una serie di artifici e raggiri idonei a integrare il reato di truffa aggravata (art. 640‑bis), perciò il giudice del rinvio era vincolato a quella qualificazione e non poteva derubricare la fattispecie ad indebita percezione di erogazioni (art. 316‑ter). Sono stati dichiarati infondati e/o inammissibili i motivi relativi all'inutilizzabilità degli atti e alla qualità delle escussioni dei fruitori, ritenendo corretto l'uso come sommarî informatori e la successiva acquisizione di dichiarazioni con garanzie quando emersi indizi di reità. Il sequestro per equivalente è stato ritenuto legittimo anche rispetto a beni acquistati prima dei fatti e a somme di natura fungibile (es. pensione), e la contestazione della quantificazione del profitto è stata valutata come apprezzamento di merito non annullabile in questa sede. I ricorrenti sono condannati alle spese.

Norme richiamate

  • art. 640‑bis cod. pen.

    La condotta è stata ritenuta integrativa di truffa aggravata mediante artifici e raggiri idonei a indurre in errore l'ente erogatore per ottenere indebitamente il bonus cultura; la Cassazione aveva già qualificato i fatti secondo questa norma, vincolando il giudice del rinvio.

  • art. 316‑ter cod. pen.

    I difensori chiedevano la derubricazione a indebita percezione di erogazioni pubbliche; il giudice ha escluso tale derubricazione perché la qualificazione come truffa aggravata era già stata accertata dalla Cassazione.

  • art. 407, comma 3 c.p.p.

    Richiamata dai ricorrenti per censurare l'utilizzabilità di atti svolti dopo termini procedurali; la Corte ha ritenuto la doglianza generica e non fondata poiché non indicati specifici atti inutilizzabili.

  • art. 505 c.p.p.

    Collegata alle censure sulla inutilizzabilità di atti d'indagine: la Corte ha richiesto specificità nella deduzione dell'illegittimità, altrimenti la censura è inammissibile.

  • art. 63, comma 2 c.p.p.

    La Corte ha confermato la legittimità dell'escussione iniziale dei titolari del bonus come sommarî informatori e la successiva interruzione/assunzione con garanzie soltanto quando sono emersi indizi di reità.

  • art. 627 c.p.p.

    Sull'ambito del giudizio di rinvio: il giudice del rinvio è vincolato ai principi stabiliti dalla Cassazione nella sentenza rescindente e non può estendere l'indagine oltre i punti oggetto di annullamento, salvo nuovi elementi di fatto.

  • art. 324 c.p.p.

    Norma di riferimento per le misure cautelari: il ricorso per cassazione contro ordinanze cautelari è limitato e il riesame deve rispettare la qualificazione già operata dalla Cassazione quando questa ha definito la fattispecie.

  • art. 325 c.p.p.

    Limiti del ricorso per cassazione avverso ordinanze: la Corte ricorda che il sindacato in cassazione è consentito solo per violazione di legge e non su vizi della motivazione, salvo che la motivazione sia del tutto assente o manifestamente apparente.

Massime di principio

  • Se la Corte di Cassazione, con annullamento con rinvio, ha già ricostruito i fatti e qualificato la condotta, il giudice del rinvio è vincolato a quella qualificazione e non può derubricare autonomamente la fattispecie penale.
  • Le doglianze di inutilizzabilità di atti d'indagine devono essere specifiche: censure generiche senza indicazione degli atti concretamente illegittimi sono inammissibili o infondate.
  • I titolari di un beneficio pubblico inizialmente sentiti come informatori possono essere riascoltati con garanzie se emergono indizi di reità; ciò non rende automaticamente inutilizzabili le loro precedenti dichiarazioni.
  • Il sequestro per equivalente può colpire beni anche acquistati prima dei fatti e somme di natura fungibile (es. pensione) se rientrano nel patrimonio sul quale può essere disposta la confisca, nonché quando la somma costituisce accrescimento patrimoniale riconducibile all'autore.
  • La quantificazione del profitto del reato è in larga parte valutazione di merito: in sede di impugnazione cautelare/tipicamente in Cassazione non sono sindacabili vizi motivazionali salve motivazioni totalmente mancanti o manifestamente apparenti.
  • Nel giudizio cautelare di rinvio non è consentito estendere l'indagine a questioni non decise dalla Cassazione, salvo l'emersione di nuovi elementi di fatto che possano essere valutati nello stato degli atti.

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