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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43386/2024 del 28/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugna l'ordinanza del GUP di Sassari del 12/06/2024 che, dopo avere pronunciato sentenza di non luogo a procedere per i reati che determinavano la cognizione collegiale (capi k e l), ha disposto lo stralcio dei restanti capi e la restituzione degli atti al Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 33-sexies c.p.p., ritenendo che tali reati residui debbano essere perseguiti con citazione diretta. Il PM censura la decisione per abnormità: sostiene che la restituzione determina una indebita regressione del procedimento fuori dai casi previsti dalla legge e impone al PM una condotta procedimentalmente scorretta, ponendo in pericolo la regolarità e la durata del processo.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Pur ritenendo che, in base alla giurisprudenza (Sez. U. Sacco 2019), il GUP avrebbe dovuto, ove ne ricorressero i presupposti, disporre il rinvio a giudizio davanti al Tribunale in composizione monocratica per le imputazioni residuali, la Corte afferma che l'ordinanza di restituzione al PM non è qualificabile come atto abnorme nel caso concreto. In particolare, non sussisteva l'abnormità strutturale (il GUP ha esercitato un potere attribuitogli dall'ordinamento) né l'abnormità funzionale, perché la restituzione non imponeva al PM di compiere un atto contra legem né determinava una stasi irrimediabile del procedimento: le contravvenzioni residue sono reati per i quali è prevista la citazione diretta e il PM può legittimamente esercitare nuovamente l'azione nelle forme previste. La Corte enuncia pertanto il principio che il GUP deve disporre il rinvio a giudizio monocratico se viene meno la connessione e residuano reati di competenza monocratica, ma aggiunge che la restituzione degli atti al PM per la citazione diretta, se erroneamente disposta, non è di per sé atto abnorme quando non impone atti nulli o contra legem.

Norme richiamate

  • art. 33-sexies cod. proc. pen.

    La disposizione regola la restituzione degli atti al PM quando, rispetto all'imputazione originaria, debba essere esercitata l'azione mediante citazione diretta; va riferita all'imputazione così come originariamente formulata dal Pubblico Ministero, non alla diversa qualificazione che il GUP possa ritenere all'esito dell'esame.

  • art. 33-quinquies cod. proc. pen.

    Riguarda l'eccezione di parte e i termini preclusivi: la decadenza si riferisce all'imputazione originaria formulata dal PM, non alle successive modifiche determinate dal giudice

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Richiamato in riferimento alla competenza del GIP a disporre iscrizioni nel registro e ai limiti dell'intervento giudiziale nelle attività tipiche dell'organo inquirente

  • art. 459 cod. proc. pen.

    Citato come parametro per l'esercizio, da parte del GIP, di poteri di decisione sulla richiesta di decreto penale e per la possibilità, in casi analoghi, di restituire gli atti al PM senza che ciò configuri abnormità

  • art. 550 cod. proc. pen.

    art. 550 c.p.p. (citazione diretta)

    Norma richiamata quale forma corretta di esercizio dell'azione penale per le contravvenzioni residue; la Corte osserva che il PM può procedere con la citazione diretta secondo la normativa vigente

  • art. 111 Cost.

    Principio della ragionevole durata del processo invocato dalla giurisprudenza a bilanciare l'interesse a non ingenerare regressioni procedurali ingiustificate

  • d.lgs. 81/08 (articoli contestati)

    artt. 18, 37, 43, 64, 68, 271, 272, 282 d.lgs. 81/08

    Queste norme costituiscono il corpo delle imputazioni (violazioni di sicurezza sul lavoro e gestione del rischio biologico) contestate alla resistente; nella sentenza sono poste in rilievo come oggetto dell'originaria richiesta di rinvio a giudizio

  • giurisprudenza citata

    Sez. U. n. 25957/2009 Toni; Sez. U. n. 4319/2013 L.; Sez. U. n. 48590/2019 Sacco; Sez. U. n. 37502/2022 Scarlini

    La Corte richiama i precedenti per delimitare la nozione di atto abnorme: abnormità strutturale (mancanza di potere) o funzionale (stasi/processo impedito), e distingue i casi in cui la restituzione degli atti è invece impugnabile perché impone atti contra legem o rende impossibile la prosecuzione del procedimento

Massime di principio

  • Se in udienza preliminare viene meno la connessione che giustificava la cognizione collegiale e residuano solo reati per i quali è prevista la citazione diretta, il GUP, secondo la giurisprudenza consolidata, dovrebbe disporre il rinvio a giudizio davanti al Tribunale in composizione monocratica quando ne ricorrono le condizioni.
  • La restituzione degli atti al Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 33-sexies c.p.p. non è automaticamente un atto abnorme: lo è solo quando impone al PM di compiere un atto contrario alla legge o di eseguire un adempimento nullo che determini una stasi irreversibile del procedimento.
  • L'abnormità richiede o la carenza assoluta di potere del giudice (atto strutturalmente estraneo all'ordinamento) o una rilevante sindrome funzionale (provvedimento che concretizza una regressione che rende impossibile la prosecuzione regolare del processo). Errori o violazioni procedurali che non causano atti contra legem o stasi non necessariamente consentono il ricorso per cassazione per abnormità.
  • Per il PM, prima di impugnare per abnormità, va verificato se l'ordine del giudice impone l'esecuzione di un atto evidentemente nullo o contra legem; in assenza di ciò, il PM è tenuto ad adeguarsi e può esercitare l'azione nelle forme corrette (es. citazione diretta) ove previsto.
  • Nel dubbio operativo, la parte che ritiene illegittima la restituzione dovrebbe documentare che l'adempimento imposto al PM è legalmente impossibile o nullo (es. restituzione per reato che invece richiede obbligatoriamente l'udienza preliminare), poiché solo in tal caso la decisione può essere qualificata come abnorme e cassabile.

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