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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 08480/2026 del 04/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che ha confermato la condanna per furto aggravato (artt. 624 e 625, 1° comma, n. 7 c.p.). I motivi principali sono: (1) nullità per violazione processuale, deducendo che la sentenza del 24/03/2025 sarebbe stata pronunciata da un Collegio diverso rispetto a quello dinanzi al quale le parti avevano concluso il 16/12/2024, senza che fosse stata rinnovata la discussione o le prove; (2) vizio di motivazione e travisamento della prova relativo al riconoscimento operato dall'agente Ilario Zille, che a suo dire si sarebbe fondato su convinzioni personali e su immagini attinenti ad altro procedimento. Durante il procedimento di legittimità è intervenuta la remissione di querela da parte della persona offesa (26/01/2026), accettata dal procuratore speciale dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato: dagli atti risultava che la discussione era stata effettivamente svolta dinanzi al diverso Collegio il 24/03/2025; l'acquisizione della querela non costituisce attività istruttoria ma una verifica della procedibilità, e non era stata richiesta la rinnovazione delle prove. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile in cassazione poiché riproduceva ragioni già disattese in appello e mancava della specificità argomentativa richiesta per censurare la valutazione di merito. Essendo intervenuta la remissione di querela in pendenza del ricorso e regolarmente accettata, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato per remissione di querela. Ha inoltre condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 340, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 624

    Definisce il delitto di furto, che costituisce il fatto-base contestato.

  • Codice penale, art. 625, comma 1, n. 7

    Prevede le aggravanti del furto; è la specifica aggravazione contestata al ricorrente.

  • Codice di procedura penale, art. 190

    Attribuisce al giudice il potere di valutazione sulle prove; citato per ricordare i poteri di valutazione del giudice in ordine alla non manifesta superfluità della rinnovazione delle prove.

  • Codice di procedura penale, art. 495

    Riguarda i poteri del giudice in merito alla istruttoria e alla valutazione delle prove, richiamato insieme all'art. 190 in relazione alla rinnovazione delle prove dopo il cambiamento di composizione del Collegio.

  • Codice di procedura penale, art. 340, comma 4

    Stabilisce l'obbligo di condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali; applicato nella sentenza impugnata.

  • Sez. U, 25/02/2004, n. 24246 (Chiasserini)

    Giurisprudenza che afferma che la remissione della querela intervenuta in pendenza del ricorso e regolarmente accettata determina l'estinzione del reato e va dichiarata dal giudice di legittimità se il ricorso è tempestivo.

  • Sez. 2, 19/03/2024, n. 16046 (D.)

    Richiamata per il principio secondo cui la sentenza è legittima se dinanzi al Collegio diversamente composto sono state compiute tutte le attività proprie del dibattimento.

  • Sez. U, 30/05/2019, n. 41736 (Bajrami)

    Richiama il principio che il mutamento della composizione del giudice attribuisce alle parti il diritto di chiedere prove nuove o la rinnovazione di quelle già assunte, indicandone specificamente le ragioni; ma tale diritto richiede una specifica istanza che nel caso non è stata formulata.

  • Giurisprudenza su limiti della doglianza di fatto in cassazione

    Sez. 2 n. 42046 del 17/07/2019 (Boutartour), Sez. 3 n. 44882 del 18/07/2014 (Cariolo), Sez. 6 n. 20377 del 11/03/2009 (Arnone)

    Principi citati che confermano che la Corte di legittimità non ammette la riproposizione pedissequa di questioni di fatto già decise in sede di merito e richiede specificità e critica argomentata della valutazione probatoria impugnata.

Massime di principio

  • La sostituzione del collegio giudicante non rende automaticamente nulla la sentenza: è necessario che, se il nuovo collegio prosegue il dibattimento, le parti siano poste in condizione di rinnovare le prove o le discussioni; tuttavia la mancata rinnovazione non è di per sé nulla se non è concretamente richiesta dalle parti.
  • L'acquisizione della querela nell'udienza ha natura procedimentale quando serve a verificare la procedibilità (ad es. dopo modifiche normative) e non costituisce necessariamente attività istruttoria che imponga la rinnovazione delle prove già assunte.
  • In cassazione le censure di fatto (travisamento, valutazione del riconoscimento) sono ammesse con estrema limitazione: non si possono semplicemente riproporre argomentazioni già decise dalle corti di merito; la censura deve essere specifica e mostrare un concreto vizio di diritto oppure la manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione.
  • La remissione di querela intervenuta in pendenza del giudizio e regolarmente accettata estingue il reato anche in Cassazione e impone l'annullamento senza rinvio della sentenza, purché il ricorso sia tempestivo.
  • Se il mutamento della composizione del collegio avviene, le parti che ritengono necessaria la rinnovazione delle prove devono formularne richiesta specifica e motivata; il giudice valuta poi la non manifesta superfluità della rinnovazione ai sensi degli artt. 190 e 495 c.p.p.
  • Anche se il reato è estinto per remissione, il giudice di legittimità può comunque decidere sulle spese e disporre la condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 340 c.p.p.

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