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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2298/2022 del 20/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Pero ha impugnato, ai sensi dell'art. 69-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza che aveva disatteso la sua domanda di liberazione anticipata relativa al semestre 26/06/2020-26/12/2020. In cassazione ha sostenuto che, se la liberazione anticipata gli fosse stata riconosciuta, avrebbe avuto titolo a chiedere la riparazione per l'ingiunta detenzione conseguente alla ritardata scarcerazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha confermato il principio secondo cui la domanda di liberazione anticipata diviene priva di interesse quando la pena richiesta sia stata integralmente espiata (qui: il 9 aprile 2021), rendendo impossibile l'utilizzo del beneficio. Ha inoltre escluso che potesse sussistere diritto a riparazione: il caso riguardava una detenzione avvenuta in conformità alle statuizioni giudiziali e non una protrazione della detenzione dovuta al mancato esecutivo del beneficio. Perciò il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 69-bis

    Norma che disciplina il reclamo avverso i provvedimenti in materia di liberazione anticipata; la Corte interpreta che il reclamo perde interesse se la pena è stata integralmente scontata prima della decisione, poiché il beneficio non può più essere utilizzato.

  • legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 54

    Richiamata come norma collegata all'istituto della liberazione anticipata; la giurisprudenza e la Corte costituzionale rendono evidente il nesso tra attuale stato di detenzione e verificabilità dei presupposti per il beneficio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede l'onere delle spese e la possibilità di condanna alla somma in favore della cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato; applicata per fissare il pagamento di euro 3.000,00.

  • Ordinanza Corte costituzionale n. 35 del 1990

    Richiamata per sostenere l'interpretazione secondo cui l'attualità dello status detentionis è essenziale per la verifica dei presupposti della liberazione anticipata; la Corte costituzionale aveva ritenuto manifestamente infondata una questione che chiedeva di permettere domande riferite a periodi già scontati.

Massime di principio

  • La domanda di liberazione anticipata perde di interesse e diviene inammissibile quando la pena cui si riferisce è stata integralmente espunta prima della decisione, perché il beneficio non può essere impiegato su altri periodi.
  • La sussistenza dello "status detentionis" (lo stato attuale di detenzione) è condizione essenziale per valutare la concessione della liberazione anticipata; la cessazione della detenzione elimina la ratio e l'utilità dell'istituto.
  • Il diritto a riparazione per ingiusta detenzione richiede che la detenzione sia stata prolungata senza titolo, tipicamente per effetto di ritardo nell'esecuzione di un provvedimento che già riconosceva il beneficio; non si applica se la detenzione è avvenuta in conformità a provvedimenti giudiziali.
  • Se lo stato di detenzione cessa dopo l'attivazione del procedimento ma prima della decisione, il giudice può dichiarare non doversi procedere per sopravvenuta carenza d'interesse.
  • In casi simili, il ricorrente dovrebbe valutare tempestivamente il profilo risarcitorio: la domanda di risarcimento per ingiusta detenzione è percorribile solo quando esista una protrazione della detenzione ingiustificata rispetto a un provvedimento favorevole già emesso o da eseguire.

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