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Sentenza

Sentenza del 13/05/2015 n. 9706 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

C.S. ha chiesto il rimborso di 12.662,12 euro di IRPEF ritenuta in eccesso sull'assegno straordinario corrisposto come incentivo alle dimissioni. Sosteneva che, alla luce della sentenza della Corte di Giustizia CE del 21 luglio 2005, il beneficio della tassazione ridotta previsto dall'art. 19, comma 4-bis, del TUIR dovesse applicarsi anche agli uomini di età compresa tra 50 e 55 anni, eliminando la discriminazione rispetto alle lavoratrici.

La decisione

La CTP di Torino aveva accolto il ricorso, mentre la CTR Piemonte aveva accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo che la Corte di Giustizia avesse dichiarato incompatibile la discriminazione tra sessi senza imporre l'estensione automatica agli uomini dell'età prevista per le donne. Nel giudizio di Cassazione, tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo: il contribuente ha rinunciato al ricorso e l'Agenzia ha aderito, avendo già riconosciuto il diritto al rimborso. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse e ha compensato le spese dell'intero procedimento.

Norme richiamate

  • Art. 19, comma 4-bis, del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR)

    Le somme erogate a titolo di incentivo all'esodo erano soggette ad aliquota ridotta al 50% rispetto a quella applicabile al TFR per gli uomini oltre i 55 anni e per le donne oltre i 50 anni.

    La norma prevedeva una disciplina fiscale differenziata per sesso. La CTR ha ritenuto che la sua incompatibilità con il diritto comunitario non comportasse automaticamente l'estensione agli uomini della soglia di età prevista per le donne.

  • D.L. n. 223 del 2006

    La disciplina del comma 4-bis continuava ad applicarsi alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati prima dell'entrata in vigore del decreto.

    La disposizione ha abrogato il comma 4-bis per evitare incompatibilità con la normativa comunitaria, mantenendo una disciplina transitoria per i rapporti cessati anteriormente.

  • Sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 21 luglio 2005

    La Corte ha ritenuto incompatibile con il diritto comunitario la discriminazione fondata sul sesso prevista dalla disciplina italiana sugli incentivi all'esodo, senza indicare necessariamente quale soluzione normativa interna dovesse essere adottata.

Massime di principio

  • Quando una controversia tributaria viene definita con un accordo tra le parti e l'amministrazione riconosce la pretesa del contribuente, il ricorrente può rinunciare al giudizio; il processo può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La rinuncia al ricorso non equivale necessariamente a una soccombenza del contribuente: se interviene dopo il riconoscimento della sua pretesa da parte dell'amministrazione, l'esito sostanziale può essere favorevole al privato.
  • Una pronuncia europea che dichiara discriminatoria una norma nazionale non determina sempre, da sola, l'automatica estensione della disciplina più favorevole; occorre verificare gli effetti della pronuncia, la normativa nazionale successiva e le disposizioni transitorie.
  • In presenza di una disciplina fiscale successivamente abrogata, è essenziale verificare la data di cessazione del rapporto e quella di corresponsione delle somme, poiché le norme transitorie possono conservare l'applicazione del regime previgente.
  • Le spese processuali possono essere compensate quando entrambe le parti concordano sulla definizione del giudizio e sulla rinuncia, anche se la vicenda sostanziale si è conclusa con il riconoscimento della pretesa del contribuente.

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