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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46083/2023 del 15/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione con due motivi principali: (1) vizio di motivazione per presunto travisamento della prova documentale, in particolare riguardo a un presunto documento in formato excel contenuto in un CD-Rom che il ricorrente sostiene non essere stato acquisito agli atti; (2) manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione della Corte d'appello, che avrebbe riformato l'assoluzione del primo grado senza la dovuta motivazione rafforzata e con una rilettura parziale dei fatti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto che: (a) la Corte d'appello poteva legittimamente riformare l'assoluzione senza rinnovare l'istruttoria dibattimentale, essendo il sovvertimento basato su diverso apprezzamento del compendio probatorio documentale; (b) il CD-Rom acquisito al fascicolo del dibattimento era utilizzabile anche se non vi era formale provvedimento di ammissione e la difesa aveva facoltà di prenderne visione; (c) il primo motivo è aspecifico e non confronta puntualmente la motivazione impugnata; (d) la Corte d'appello ha fornito adeguata motivazione (anche rafforzata) evidenziando la sproporzione tra fabbisogno di manodopera dell'azienda e le giornate dichiarate, l'assenza di tracce materiali in sopralluogo e l'informativa sul coimputato Biliardi, elementi che giustificano la condanna. Conseguentemente la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Si ricorda l'esito di merito impugnato: la Corte di appello aveva dichiarato Paternò responsabile del reato di cui agli artt. 110 e 640, secondo comma, n. 1 c.p., limitatamente alle condotte del 21/09/2015 e del 22/03/2016, condannandolo a 6 mesi di reclusione e 51 euro di multa; altre condotte erano state dichiarate prescritte.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sulla partecipazione al reato; citata quale riferimento al capo di imputazione per concorso nei reati contestati.

  • art. 640, secondo comma, n. 1 cod. pen.

    Frode ai danni dello Stato / indebita percezione di erogazioni pubbliche; la Corte d'appello ha ritenuto sussistente il fatto nei termini contestati per le date indicate.

  • art. 603, comma 3-bis cod. proc. pen.

    Richiama la necessità, in caso di riforma di una sentenza assolutoria, di una "forza persuasiva superiore" e della riassunzione della prova dichiarativa se decisiva, a sostegno dell'obbligo di motivazione rafforzata quando la realtà storico-materiale è rimasta incontroversa.

  • art. 533 cod. proc. pen.

    al di là di ogni ragionevole dubbio

    Citato come parametro del canone probatorio proprio dell'assoluzione; la Corte richiama il superamento di tale canone nel quadro della riforma dell'assoluzione, richiedendo maggiore persuasività nella motivazione di appello.

  • art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.

    Normativa processuale richiamata in relazione alla richiesta (o mancata richiesta) di trattazione orale e alla trattazione con contraddittorio scritto.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (convertito)

    Norma richiamata in tema di modalità di svolgimento del procedimento con requisitoria scritta e trattazione eventuale, qui riferita alla procedura adottata nel giudizio di legittimità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'esposizione dei motivi in cassazione "nei limiti strettamente necessari" per la motivazione; richiamata per la struttura del ricorso.

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'inammissibilità per aspecificità del motivo: la mancata correlazione tra le argomentazioni del ricorso e le ragioni decisive del provvedimento impugnato comporta inammissibilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che regola la condanna alle spese processuali e alle somme a favore della Cassa delle ammende; applicata per irrogare l'onere al ricorrente.

  • art. 6 CEDU, par. 3, lett. d

    Richiamato nel contesto delle garanzie processuali e del principio di giusto processo, in particolare con riferimento alla giurisprudenza della Corte EDU sulle riforme delle assoluzioni.

Massime di principio

  • La Corte d'appello può riformare un'assoluzione quando il diverso apprezzamento del compendio probatorio documentale rende superflua la rinnovazione dell'istruttoria: non sempre è obbligatoria la ripetizione delle escussioni testimoniali se il cambiamento di giudizio si fonda su documenti già acquisiti.
  • Perché un ricorso in Cassazione sia ammissibile è necessario un confronto puntuale e specifico con le ragioni della decisione impugnata: motivi generici o che non indicano esattamente in che modo la motivazione di merito sarebbe viziata conducono all'inammissibilità per aspecificità.
  • Documenti acquisiti al fascicolo del dibattimento sono utilizzabili anche se non vi è stato un formale provvedimento di ammissione, purché sia garantita alla difesa la possibilità di prenderne visione e di estrarne copia; l'assenza di una formale ammissione è ininfluenti se non è pregiudizievole al contraddittorio.
  • Nel caso di riforma di un'assoluzione l'obbligo di motivazione rafforzata sussiste salvo che la sentenza di primo grado abbia contenuto motivazionale così generico o meramente assertivo da non offrire possibile confutazione: in tal caso l'appello può risultare l'unica decisione argomentata e sufficiente.
  • In cassazione non va solo ripetuto un vizio astratto: il ricorrente deve dimostrare analiticamente la decisività dell'errore denunciato rispetto al percorso logico-giuridico seguito dal giudice del merito, indicando come la diversa decisione sarebbe dovuta intervenire.

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