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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47756/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza del 24/05/2022 che aveva respinto l'istanza di concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale (ex art. 47 Ordinamento Penitenziario) per la pena residua relativa alla sentenza della Corte d'appello di Roma del 15/11/2016 per reato previsto dall'art. 73 d.P.R. n. 309/1990. Il ricorrente deduce vizio di motivazione sostenendo che il Tribunale avrebbe fondato il diniego esclusivamente su un precedente per evasione del 2006, senza valutare adeguatamente la positiva condotta successiva posta in essere dallo stesso dopo il reato commesso nel 2001. Il Tribunale, d'ufficio, aveva comunque concesso la detenzione domiciliare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse adeguatamente motivato il rigetto dell'affidamento in prova richiamando precedenti condanne (violazione della legge sugli stupefacenti relative a fatti del 2004 e evasione del 2006) e valutando la condotta carceraria attuale del Lisci, pur riconoscendone la correttezza, ma giudicando comunque "prematura" l'ammissione all'ampio regime alternativo in mancanza della dimostrazione di completa affidabilità, anche alla luce di condotte violative tenute durante l'esecuzione di una misura cautelare. La valutazione del Tribunale è stata considerata una legittima valutazione di merito e un esercizio corretto del potere discrezionale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 Ordinamento Penitenziario

    La norma disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale come misura alternativa; la Corte ha ritenuto che la sua applicazione richieda la valutazione della "completa affidabilità" del condannato e che il tribunale di sorveglianza possa negare la misura sulla base di precedenti penali e di condotte violative emerse durante l'esecuzione di misure cautelari, esercitando un potere discrezionale motivato.

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma che sanziona reati in materia di stupefacenti, relativa al fatto per cui è stata inflitta la pena residua; la sua menzione serve a inquadrare il titolo di reato per il quale si chiedeva l'istituto alternativo, senza modificare il principio che la gravità e la tipologia del reato influiscono nella valutazione della misura alternativa.

Massime di principio

  • La concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 O.P.) dipende da una valutazione discrezionale del tribunale di sorveglianza sulla "affidabilità" e sul rischio di recidiva; una buona condotta carceraria è rilevante ma non necessariamente decisiva.
  • Pregresse condanne e comportamenti violativi tenuti durante l'esecuzione di misure cautelari o pene possono giustificare il rigetto di una misura alternativa ritenuta "prematura" dal giudice, purché la decisione sia adeguatamente motivata.
  • La Corte di Cassazione controlla la motivazione e la correttezza dell'esercizio del potere discrezionale del giudice di merito, ma non sostituisce la valutazione di merito se questa è logicamente e giuridicamente motivata.
  • In situazioni analoghe, il soggetto che intende ottenere una misura alternativa dovrebbe fornire elementi concreti e aggiornati che dimostrino affidabilità e ridotto rischio di recidiva, oltre alla sola buona condotta carceraria.
  • Se il ricorso in Cassazione è rigettato, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali.

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