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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23315/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione contro la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 (fatto del 18/04/2018). Il difensore ha censurato: i) la mancata comunicazione alle parti, dopo la lettura del dispositivo, della possibilità di sostituire la pena detentiva irrogata in primo grado ai sensi dell'art. 545-bis c.p.p.; ii) la mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto che l'omessa formulazione dell'avviso ex art. 545-bis c.p.p. non comporta nullità: il giudice ha un potere discrezionale sulle sanzioni sostitutive e l'omissione implica una valutazione implicita di insussistenza dei presupposti per la misura sostitutiva; inoltre non sono stati forniti elementi concreti di esercizio arbitrario del potere. Sul secondo motivo ha ritenuto motivata la decisione di escludere la tenuità: la Corte d'appello ha valutato la gravità del fatto, l'intensità del dolo, la marcata pericolosità sociale dell'imputato e i numerosi precedenti, e il rigetto della causa di non punibilità risulta dalla complessiva struttura argomentativa della sentenza. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990 (Testo unico stupefacenti), art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

    Norma sostanziale contestata: il fatto del 18/04/2018 è stato ritenuto dalla Corte d'appello integrativo del reato previsto da questa disposizione; la Cassazione ha confermato la valutazione di merito sulla sussistenza del reato.

  • codice di procedura penale, art. 545-bis

    art. 545-bis cod. proc. pen.

    La norma prevede l'avviso all'imputato della possibilità di sostituire pene detentive brevi con sanzioni alternative. La Corte ha interpretato l'omessa formulazione dell'avviso come non invalidante quando il giudice abbia esercitato, implicita o esplicitamente, un potere discrezionale valutando che i presupposti non sussistano; per incidere sulla decisione occorre dimostrare un concreto esercizio arbitrario del potere discrezionale.

  • codice penale, art. 131-bis

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha ritenuto non applicabile la causa in presenza di gravità del fatto, intensità del dolo, marcata pericolosità sociale e numerosi precedenti; inoltre ha affermato che il diniego può risultare dalla struttura argomentativa complessiva della sentenza anche se non è espressamente trattato punto per punto.

Massime di principio

  • L'omissione, da parte del giudice, dell'avviso previsto dall'art. 545-bis c.p.p. non determina automaticamente la nullità della sentenza: il giudice possiede un potere discrezionale sulle pene sostitutive e l'omissione può tradurre una valutazione implicita di insussistenza dei presupposti per la sostituzione.
  • Per censurare efficacemente la mancata proposta di una pena sostitutiva bisogna dimostrare elementi specifici che provino un esercizio arbitrario o un travisamento del potere discrezionale del giudice; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) richiede una valutazione complessiva della gravità del fatto, dell'intensità del dolo, della pericolosità sociale e della personalità del reo (es. precedenti): la sua applicazione è esclusa quando tali elementi dimostrino la rilevanza penale dell'evento.
  • In sede di legittimità non è sempre necessario che la sentenza di merito risponda testualmente punto per punto a tutte le deduzioni del gravame: se il rigetto di una doglianza emerge in modo chiaro dalla struttura argomentativa complessiva della decisione, l'esame di legittimità non può considerarlo viziato.
  • La condanna al pagamento delle spese processuali segue il rigetto del ricorso; chi impugna senza fondamento concreto rischia l'onere delle spese.

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